“Cagliari, tamponi per il bambino in quarantena? L’ospedale nel weekend non li fa, torni il 3 novembre”

L’incredibile storia di un bimbo in quarantena raccontata dalla consigliera comunale Giulia Andreozzi: questi bambini sono proprio sfortunati, perché il loro decimo giorno cade sabato 30 ottobre e i tamponi ai bambini così piccoli, viene spiegato alle famiglie, vengono fatti solo all’ospedale Santissima Trinità nei giorni feriali. Così il loro tampone slitta di ben quattro giorni, alla sera del 3 novembre, lo stesso giorno in cui la loro quarantena sarebbe comunque finita. Siamo ancora a tanta disorganizzazione?”

“Cagliari, tamponi per il bambino in quarantena? L’ospedale nel weekend non li fa, torni il 3 novembre”. L’incredibile storia di un bimbo in quarantena raccontata dalla consigliera comunale Giulia Andreozzi: “Da settimane in Sardegna il numero di casi giornalieri è nell’ordine di poche decine, gli ospedali si sono pian piano svuotati (a oggi, in tutta l’isola ci sono dieci persone in terapia intensiva e meno di 60 nei reparti ordinari). Tutto ciò grazie all’efficacia della vaccinazione cui i sardi hanno, per la stragrande maggioranza, aderito con entusiasmo.
Ma il COVID non è sparito, vuoi perché rimane uno zoccolo duro di irriducibili non vaccinati, vuoi perché, specie con le varianti, anche il vaccino non è in grado di proteggere integralmente dall’infezione (mentre continua a farlo dalla malattia).
Così accade che un caso di positività di un* bimb* che frequenta un asilo nido cittadino porti tutti i frequentanti alla quarantena. Ormai siamo diventati tutti esperti: per i bambini, che ovviamente non sono vaccinati, 14 giorni oppure un tampone negativo fatto al decimo giorno dall’ultimo contatto.
Ma questi bambini sono proprio sfortunati, perché il loro decimo giorno cade sabato 30 ottobre e i tamponi ai bambini così piccoli, viene spiegato alle famiglie, vengono fatti solo all’ospedale Santissima Trinità nei giorni feriali. Così il loro tampone slitta di ben quattro giorni, alla sera del 3 novembre, lo stesso giorno in cui la loro quarantena sarebbe comunque finita.
Con buona pace dell’eventuale tempestivo tracciamento nel caso qualcuno di loro risultasse positivo, delle esigenze delle famiglie che con bambini così piccoli sono costrette a non lavorare, con la quarantena che non è più retribuita neppure al 50 percento come fino a poco fa, e soprattutto della possibilità per questi bimbi, qualora come ci auguriamo siano tutti negativi, di riacquistare il diritto di godere di aria fresca e vita sociale.
Tutto ciò nonostante, come ho detto, i reparti COVID siano quasi vuoti e i casi siano limitati a poche decine al giorno. Cosa dobbiamo aspettarci se dovesse arrivare una nuova ondata? Possibile che dopo quasi due anni siamo ancora a questo livello di disorganizzazione?”, conclude la consigliera comunale del centrosinistra Giulia Andreozzi.


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