Cagliari, le attese snervanti all’Oncologico: “Anche 9 ore prima di rivedere i nostri cari”

Una visita prenotata e, soprattutto, le chemioterapie per i malati di tumore. Tempi ancora “lumaca”, e le sedie nel piazzale non bastano. La rabbia dei parenti dei malati: “Cosa è cambiato rispetto ai mesi scorsi? Quasi nulla, arriviamo all’alba e ce ne andiamo di pomeriggio”

Gli ingressi sono più “snelli”, anche se la fila per la registrazione è già lunghetta alle 8:30 del mattino. C’è chi ha una visita prenotata e chi deve sottoporsi al “classico” day hospital al quinto piano: mascherina obbligatoria per entrare, poi i percorsi sono quasi obbligatori sino agli ascensori. Ciò che sembra non essere cambiato, all’ospedale Oncologico di Cagliari, sono i tempi per visite e cure. Si arriva anche presto, rispettando comunque l’indicazione dell’orario comunicato in precedenza dai medici, ma poi le ore passano. E, a detta di più di un parente dei pazienti, sono ancora molte. Le sedie posizionate sulla collinetta “green” nel piazzale esterno sono una decina, e non bastano ovviamente ad accogliere tutti. E le lamentele, seppur non “urlate” ma coperte dalla mascherina sul volto e da una doverosa privacy (si tratta di parenti di persone malate) continuano a fioccare.
Mauro, 61 anni arriva da Guspini: “Ho portato mia moglie per la chemioterapia, le attese sono lunghe. Prima era dalle sette del mattino sino alle diciannove, ora andiamo via alle sedici. Dobbiamo venire sin qui ogni ventotto giorni, partiti alle sei del mattino e arrivati alle sette. Ha fatto il prelievo, ora ha la visita oncologica”, spiega, mentre fuma nervosamente una sigaretta oltre il cancello d’ingresso dell’ospedale. “Poi dovrà attendere la chemio, so che deve arrivare il medicinale, a volte arriva a mezzogiorno, altre volte alle due del pomeriggio. Sì, tempi troppo lunghi, soprattutto per chi deve aspettare. Non vado al lavoro quando devo accompagnare mia moglie, altre volte ritornavo sino a Guspini e poi tornavo. Ora non posso nemmeno entrare, servono tempi più brevi per i malati, spesso buttati su una sedia”. Attende direttamente accanto alla sua auto, invece, Raffaele, 70enne di Sant’Andrea Frius: “Mia moglie è qui per una visita di controllo, minimo resterà tre ore. Siamo qui dalle otto e trenta”, afferma, quando l’orologio sta per segnare le undici, “ha compilato il foglio e l’hanno fatte passare. Attese lunghe? C’è molta gente, a volte ce ne siamo andati dopo quattro ore, dipende anche dalle visite che deve fare. A volte la mandano a fare visite in altri posti, poi lei deve tornare con gli esiti. Siamo andati anche dai privati, ovviamente pagando”.


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