Incinta di sette mesi e con nove minorenni lasciata a terra da Ryanair a Venezia: a denunciarlo è Martina Melis, istruttrice della squadra di ginnastica ritmica Alma Cagliari. Il gruppo, composto da nove atlete minorenni e dalla stessa Melis, dopo aver partecipato a una gara, era in partenza dall’aeroporto Marco Polo di Venezia domenica sera alle 19.40, per un volo diretto a Cagliari. L’imbarco era previsto alle 19.10, ma la squadra è arrivata in ritardo di dieci minuti, alle 19.20, a causa però di gravi disservizi in aeroporto.
Secondo la denuncia, un’ora e quaranta prima del decollo il gruppo era già in aeroporto ma si è trovato davanti a una lunga attesa al check-in bagagli, con solo uno sportello attivo su dieci. Una sola persona ai nastri, in difficoltà, ha creato ulteriori ritardi, non essendo assolutamente sufficiente a coprire le esigenze dei tantissimi passeggeri presenti: “Abbiamo passato circa 50 minuti in fila per imbarcare i bagagli e altro tempo prezioso l’abbiamo perso ai controlli di sicurezza per problemi con altra gente in partenza, anche qui su una decina di varchi ne erano aperti solo alcuni, in un numero inadeguato a gestire la mole di gente che era presente”. Alla fine, nonostante la corsa contro il tempo, e nonostante il fatto che le porte dell’aereo fossero ancora aperte e le scalette montate, le atlete e l’istruttrice sono state escluse dall’imbarco.
Per rientrare a Cagliari, il gruppo ha dovuto affrontare ore tra autobus Flixbus e taxi, con una spesa extra di circa duemila euro: sul volo successivo da Venezia c’erano infatti disponibili solo due posti, e dunque la scelta (obbligata) è stata quella di partire da Milano Malpensa cambiando il biglietto Ryanair al costo di 110 euro a testa più le spese di bus e taxi per raggiungerlo. Melis ha già presentato un reclamo formale contro l’aeroporto di Venezia e insieme ai legali sta valutando che tipo di azione intraprendere. Intanto, l’accaduto sarà segnalato al prefetto di Cagliari. “Non è accettabile – sottolinea Melis – che una squadra di giovani atlete e una donna in gravidanza vengano lasciate a terra per problemi organizzativi dell’aeroporto. Abbiamo perso tempo, soldi e tranquillità, trasformando una trasferta sportiva in un vero incubo. Noi facciamo 4 trasferte all’anno, anche fuori Italia, con tanti bei risultati. Ma queste problematiche creano problemi a livello economico, psicologico e fisico”.
E Martina chiude con una battuta, per provare a sdrammatizzare: “Probabilmente il peso delle medaglie vinte ci ha impedito di raggiungere il gate”, dice sorridendo.









