Cagliari, 13 arresti: nigeriane seviziate e indotte alla prostituzione

Nove donne e 4 uomini arrestati dalla Polizia, una imponente organizzazione portava a Cagliari tante ragazze nigerine. Poi venivano segregate, seviziate, mimnacciate e spinte alla prostituzione nelle strade di Cagliari. Ecco tutti i dettagli


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di Alessandro Congia – Cagliari Online.it

Tredici arresti, tutti soggetti (tra loro ci sono nove donne e 4 uomini), di nazionalità nigeriana, a capo di una imponente organizzazione dedita alla tratta e all’induzione alla prostituzione su strada di altrettante donne loro connazionali provenienti dall’Africa. Ecco i nomi dei soggetti raggiunti da provvedimento di custodia cautelare in carcere: MOSES Orobosa, di Cagliari, ADODO Juliet, di Pescara, IMAFONDON Joy, EDOSA Bright, IYEN Juliet, di Quartu Sant’Elena, EVANS Tracy e IGBINERE Efosa, di Pescia, JUDE AMBROSE Adizatu, di Cagliari, IYOHA Flora, di Quartu Sant’Elena, KAYODE Blessing, di Quartu Sant’Elena, CHUKWUDI Recheal, di Perugia, EDIGBONYA Joy, di Vallermosa e ADUMAZA Francis, di Rizziconi (RC).

È l’epilogo di una importante operazione condotta dagli uomini della Squadra Mobile della Questura cagliaritana, a cui hanno collaborato anche i colleghi del Reparto Prevenzione Sardegna di Abbasanta, col dirigente Salvatore Pisano: in conferenza stampa sia il questore Pierluigi D’Angelo, assieme al dottor Marco Basile e Massimo Imbimbo (rispettivamente dirigente e responsabile dell’ufficio “Sezione Reati contro il Patrimonio e la Pubblica Amministrazione” della Squadra Mobile), hanno illustrato i particolari agghiaccianti della vicenda. Almeno una decina di ragazze venivano fatte arrivare dai paesi di origine per poi essere minacciate, seviziate e costrette a prostituirsi in appartamenti e sui marciapiedi in città, tra viale Elmas e dintorni. Povere ragazze disperate e segregate che sono riuscite a trovate aiuto e uscire dal l’incubo grazie agli sportelli antitratta di Caritas e altre associazioni operanti in questo settore specifico e che ora sono state accompagnate in strutture protette. 

L’OPERAZIONE. Nell’ambito delle attività avviate dalla Polizia di Stato di Cagliari finalizzate al contrasto dell’immigrazione clandestina ed al relativo sfruttamento delle attività illecite, dopo un’articolata operazione di polizia,  nella tarda mattinata di oggi la Squadra Mobile ha eseguito il decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Cagliari – DDA- Sost. Procuratore Dr.ssa Rita CARIELLO, a carico di 13 indagati ritenuti responsabili, in concorso ed a vario titolo, dei reati di tratta, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.  L’operazione rappresenta l’epilogo di un’attività investigativa, coordinata dalla citata DDA, scaturita a seguito di alcune denunce presentate da giovani donne provenienti dal Ghana e dalla Nigeria, dedite alla prostituzione nella periferia nord del capoluogo isolano. Le indagini hanno consentito di disarticolare diversi sodalizi criminali, di matrice nigeriana, operanti nel capoluogo isolano, che rappresentano l’anello finale di una rete trasnazionale, senza scrupoli, dedita al traffico di esseri umani. Dall’impianto probatorio, consolidato dalle dichiarazioni delle vittime, è emerso che i migranti provenienti dagli stati centrali dell’Africa, condotti fino in Libia, venivano trattenuti presso alcuni campi appositamente attrezzati e successivamente trasportati in Italia a bordo di gommoni. Dall’insieme delle progressioni investigative è stato dimostrato che i destinatari dei provvedimenti restrittivi, con la falsa promessa di un impiego lavorativo, reclutavano le giovani donne provenienti dalla Nigeria e, con la minaccia di riti magici, le obbligavano all’esercizio della prostituzione al fine di saldare il debito da loro contratto per il trasporto in Italia, ammontante in genere a circa 25 o 30 mila euro. Le attività hanno consentito di svelare un sistema articolato con diramazioni in Libia ed in Nigeria, che consentiva il reclutamento di giovani donne, in particolar modo nigeriane, le quali una volte giunte in Italia, con la promessa di un lavoro onesto, venivano segregate, per diversi giorni, in piccoli appartamenti senza la possibilità di comunicare con l’esterno. 

I DETTAGLI ORRIBILI. Durante tale fase di “adattamento” le ragazze subivano pressanti condizionamenti psicologici, anche con riti voodoo, e approfittando della loro situazione di vulnerabilità ed inferiorità fisica e psichica, venivano costrette a prestazioni lavorative di carattere sessuale; in un caso la minaccia è consistita nella minaccia di vendetta di morte contro il figlio rimasto in Nigeria o  compiendo dei riti voodoo nei suoi confronti. E’ stato dimostrato inoltre che in un caso il reclutamento è avvenuto tramite Facebook, attraverso la promessa alla giovane vittima che in Italia avrebbe potuto trovare un lavoro lecito, grazie all’aiuto di una sua connazionale. Quest’ultima, postasi in contatto con la persona offesa, si faceva promettere, a seguito di giuramento con rito voodoo prestato alla presenza delle madri delle indagate, il pagamento di 25 mila euro a titolo di compenso per l’organizzazione.  

Nel corso dell’attività investigativa è emerso, inoltre, l’interessamento dell’organizzazione per garantire il trasferimento di una giovane vittima a Monaco di Baviera, dopo un breve passaggio in Italia. L’intero quadro probatorio, corroborato da accertamenti di natura tecnica, è stato confortato dalle dichiarazioni rese da alcune giovani vittime, tutelate dalle misure di protezione previste dalla legge, che vincendo la paura di possibili ritorsioni minacciate dai loro aguzzini, hanno deciso di rivolgersi agli organi di polizia per denunciare il loro stato di sfruttamento e di soggezione.

 

 
 

 


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