“Bolletta del gas da 1910 euro a Cagliari, conguagli pazzi: è molto di più del mio stipendio”

Sara Tuveri, educatrice 46enne, vive da sola. L’ultima bolletta ricevuta l’ha stesa: “Stava per venirmi un infarto, da una media di duecento euro a quasi duemila. Mi hanno detto che posso pagarla a rate, ma non esiste: questi prezzi sono intollerabili anche per un chirurgo o un notaio. Le bombole le lascio ai miei nonni”

Millenovecento euro per il bimestre gennaio-febbraio. Meglio, “1910,79, che ho già pagato”. È questa la bolletta del gas ricevuta da Sara Tuveri, educatrice 46enne di Cagliari. Roba da mettersi le mani nei capelli: “A me stava per venire un infarto. Vivo sola e non ho certo tenuto il riscaldamento acceso tutto il giorno. Utilizzo il gas di città della Gaxa per cucinare e avere acqua calda. Le bombole le lasciamo ai miei nonni”, dice la donna, riferendosi a qualche commento ironico che ha letto sui social. Una bolletta choc, in poche parole: “Ad aprile 2021 è stata di 201,89 euro, poi a maggio di 147,14. Purtroppo va in pagamento tramite la banca, ma si può pur sempre fare uno storno. È un prezzo più alto del mio stipendio, ma sono cifre inaccettabili anche per un chirurgo o un notaio”. La Tuveri ha provato a chiedere spiegazioni: “Ho chiamato il call center di Gaxa. L’operatrice, dopo aver notato che era effettivamente un importo alto, ha detto che si è trattato di conguagli dal 2019 in avanti, suggerendomi la possibilità di pagarla a rate”. Nessuno sconto, nessun ripensamento, quindi, almeno sinora. E tanti, tanti soldi volati via.
“Macchè rate”, prosegue la quarantaseienne, “cifre simili non devono proprio esistere. Va bene fare i controlli, ma non partendo da anni fa. Per me si tratta di un pagamento assurdo”. E solo la fortuna di avere un lavoro le ha evitato di dover ricorrere a prestiti o, scenario sicuramente peggiore per lei, non saldare un solo centesimo e rischiare di restare senza gas. Sara Tuveri spera, arrivati a questo punto, di essere ricontattata da Gaxa: “Magari hanno fatto un errore nei calcoli”. Le dita sono quanto mai incrociate.


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