Baroni in Laguna. Appunti sul Medioevo in un angolo d’Italia

Storia e storie dell’Isola in scena: la rivolta dei pescatori di Cabras rivive in “Baroni in Laguna”, lo spettacolo multimediale firmato Teatro del Segno, per un doppio appuntamento dedicato alle scuole al Teatro Alkestis di via Loru 31 a Cagliari. La pièce ispirata al saggio-inchiesta di Giuseppe Fiori parte da un fatto di cronaca, un misterioso delitto, per svelare un sistema feudale nella Sardegna del Novecento: la voce di Stefano Ledda, sulle note della chitarra di Andrea Congia e del sax di Juri Deidda e tra le elaborazioni video di Paolo Trebini, racconta di un anacronistico Medioevo nell’Italia del boom economico


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Un’Isola fuori dal tempo tra paesaggi arcaici e avanzi di Feudalesimo: s’intitola “Baroni in Laguna/ Appunti sul Medioevo in un angolo d’Italia a metà del XX secolo”, lo spettacolo del Teatro del Segno, liberamente tratto dall’omonimo saggio-inchiesta di Giuseppe Fiori, in programma DOMANI (giovedì 28 novembre) alle 9.30 e alle 11.30 al Teatro Alkestis di via Loru 31 a Cagliari con due matinées dedicate ai ragazzi delle scuole. La pièce – interpretata da Stefano Ledda (che firma anche adattamento e regia) con le suggestioni sonore della chitarra di Andrea Congia e del sax di Juri Deidda – mescola cronaca, atti giudiziari e immagini d’epoca (rielaborate da Paolo Trebini) per raccontare la rivolta dei pescatori di Cabras contro l’anacronistico regime feudale che sanciva come immutabile un diritto di proprietà ormai superato dalla Storia e dalle leggi.

Una rivoluzione culturale che nasce da una rinnovata coscienza della propria dignità, ma anche sulla spinta della miseria e della fame, e diventa però un processo inarrestabile in cui le donne giocano – accanto ai loro uomini, mariti, padri, fratelli e figli – un ruolo fondamentale. Lo sguardo femminile anticipa e illumina il cambiamento: dove era la paura insorge la rabbia, l’indignazione e perfino il disprezzo, ed è in questa forza segreta uno dei fascini di una narrazione sapiente, ritmata e via via più incalzante in un crescendo che tocca e coinvolge gli spettatori.

Partendo da un fatto di cronaca – un assassinio apparentemente senza movente – Fiori si inoltra nel terreno insidioso delle norme implicitamente imposte e accettate su cui si regge un sistema di equilibri antico e apparentemente immutabile: la verità affiora a brandelli, in un silenzio assordante si scopre come l’origine del male sia, come spesso, in un’ingiustizia che contrappone ricchezza e potere a indigenza e disperazione.

Lo stupore del cronista, improvvisamente proiettato in un nuovo Feudalesimo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, quando l’Italia viveva il sogno inebriante del boom economico, diventa quello del lettore e del pubblico e la dura lotta dei pescatori; dapprima quasi esitanti, poi sempre più convinti delle proprie ragioni, si trasforma nella lotta di tutti – uomini e donne – in difesa dei diritti inalienabili: alla vita e alla dignità di cittadini, al nutrimento, all’uso del territorio, alla condivisione delle risorse per il bene comune. Battaglie di ieri e di oggi su temi ancora scottanti e assolutamente attuali, su cui anche si misura il grado di civiltà di un popolo e di una società.