Bar distrutto dagli incendiari ad Assemini, il titolare: “Ho pagato tutti i miei debiti con la giustizia e da anni lavoro onestamente”

L’Antique Cafè devastato dal fuoco. Il locale è gestito da un decennio da Mara Cara e dal marito, Andrea Celeste Fratto (nel riquadro): “Eravamo chiusi da un mese, avremo riaperto a settembre. In passato ho sbagliato, ero giovane. Da tanto tempo sono un onesto lavoratore e non riesco a immaginarmi chi possa aver fatto questo disastro, il locale era un gioiellino e ora è distrutto. Penso sia la gelosia, avevamo il nostro giro di clienti e lavoravamo in tutta tranquillità”


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Un bar, storico, in cenere. Aperto nel 1929 e rinnovato un decennio fa da Andrea Celeste Fratto, imprenditore asseminese di 40 anni, insieme alla moglie Mara Cara, di otto anni più giovane. I due sono passati dalla felicità di una domenica trascorsa in un parco per festeggiare l’arrivo del loro quarto figlio all’incubo del fuoco. Il rogo è doloso, fuori dall’Antique Cafè di via Carmine i carabinieri hanno trovato taniche di plastica, dentro c’era il liquido infiammabile versato dai delinquenti sulle serrande: “E il fuoco ha devastato tutto il locale, i danni superano i centomila euro e spero che l’assicurazione mi aiuti”, esordisce Celeste Fratto. Il suo nome è balzato agli onori delle cronache nel 2011 e 2012, quando era stato arrestato per motivi di droga: “È vero, in passato ho sbagliato ma ero giovane. Ho pagato tutti i miei debiti, con la giustizia ed economici, da tanti anni lavoro onestamente. Non immagino chi possa avere voluto farmi tutto questo, forse il motivo è la gelosia perchè succede così, anche, quando si vede e tutti sanno che una persona sta lavorando bene ed è realizzata”. Nel locale lavoravano diversi dipendenti, più la coppia. “L’avevo riqualificato con materiali pregiati, incluse le porte. Era bello, un gioiellino, avevo anche messo un maxi televisore per far vedere ai miei clienti le partite del Cagliari”. L’Antique Cafè era ogni giorno meta per le colazioni e gli spritz. Il commerciante non riesce a darsi pace e spera di potersi presto rimettere in piedi.
“Ho moglie e, tra poco nascerà il nostro quarto figlio. Andrò dal mio avvocato per portargli tutti i documenti e la denuncia, relativa all’attentato col fuoco, già fatta ai carabinieri. Nel mio mondo sono e siamo stata sempre voluti bene. L’attentato incendiario lo vedo più come un atto di gelosia. Il mio era un locale di lusso, le porte erano in massella e ne avevo sette, tra bagno per cambiarsi, zona sala slot e il resto del mio bar”. Un locale che, ogni giorno, aveva una media “di centocinquanta clienti”. Andrea Celeste Fratto osserva il nero della fuliggine e respira l’odore, ancora abbastanza acre, di bruciato, e non sa darsi spiegazioni. “Il bar era chiuso da un mese, avremo riaperto a settembre e avevamo avvisato tutti”.


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