Argo, il cane da caccia stordito dall’odore della cannabis: trovate piantagioni da 4 milioni di euro a Sedilo

Il cane Argo inseguendo le sue prede era andato a finire in quel campo e aveva subito un intorpidimento dei suoi sensi acutissimi. Il proprietario, ex carabiniere in pensione, ha avvertito le forze dell’ordine. Le piante erano ricche di infiorescenze tali da garantire un ricco raccolto

Piantagioni di cannabis scoperte grazie al cane Argo. Non è un cane di razza purissima ma sa fare il suo lavoro. Sempre reattivo, vivace, brillante, operativo, è lo spauracchio di lepri e pernici. L’altra sera però non era in forma e il suo proprietario se n’era subito reso conto. Sembrava sfasato, distratto, indolente, addirittura incespicava su pietre e cespugli. Il cacciatore, un anziano carabiniere, aveva cercato di darsi una spiegazione dello strano fenomeno che si andava verificando sui primi contrafforti della Barbagia, in agro di Sedilo. Era ormai tardi, restava poca luce prima del sopraggiungere della sera. All’improvviso una folata di vento rivelatrice gli faceva avvertire l’inconfondibile, intenso odore del tetraidrocannabinolo.
Il militare immaginava che da qualche parte nei dintorni dovesse trovarsi l’ennesimo campo di canapa indiana, ma era troppo tardi per soffermarsi a cercarlo. Certo Argo, inseguendo le sue prede era andato a finire in quel campo e aveva subito un intorpidimento dei suoi sensi acutissimi. Il carabiniere però aveva riferito in caserma a Cagliari e nel giro di poco tempo è stata organizzata una battuta con ben 40 militari, fra i quali una cospicua squadra dello Squadrone eliportato “Cacciatori di Sardegna”. Anche con l’ausilio di un velivolo del Nucleo Elicotteri di Elmas, venivano rinvenuti ben tre coltivazioni di cannabis, nascoste nella boscaglia. Le piante erano ormai giunte a maturazione, ricche di infiorescenze tali da garantire un ricco raccolto, valutabile in circa quattro milioni di euro nella vendita al dettaglio, considerando che un grammo di sostanza vale sul mercato spicciolo dagli 8 ai 15 euro. Un danno enorme per quei coltivatori che hanno sudato tantissimo, immaginiamo, per raggiungere quelle zone impervie per curare le piantagioni. Le indagini proseguono per identificarli, ma intanto il lucro cessante non può che averli colpiti perentoriamente. Tutte le piante, eccetto un campione per le analisi tossicologiche, sono state affidate alle inesorabili attenzioni del fuoco in area protetta e non ne è rimasto niente.


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