Area marina protetta violata da bagnanti incivili: a Cala Cipolla regna il menefreghismo. “Pesci agonizzanti dopo esser stati alimentati con mangine per esemplari tropicali, bottiglie di plastica piene di sabbia e dune usate come campeggio: la lunga estate dei cafoni non è ancora finita.
Il racconto di L.C., un turista che assieme alla sua compagna, due giorni fa, si è imbattuto in avventori senza regole e buon senso.
“Con la mia compagnia abbiamo trascorso una giornata di mare a Cala Cipolla, nell’area marina protetta di Capo Spartivento.
Area marina protetta forse solo di fatto, sprovvista di cartellonistica che indichi i vari divieti, priva di un bagnino, di un’area fumatori, oltre che del controllo o monitoraggio di personale preposto.
Non si contano le infrazioni: cicche di sigarette sparse un po’ ovunque, classici rifiuti plastici vista anche l’assenza di cestini dedicati ai rifiuti, dune non delimitate e un continuo calpestio di esse, oltre a bagnanti assiepati sempre sulle dune tra asciugamani e ombrelloni piantati. Inoltre, tende e canoe sull’arenile.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la costruzione artigianale di una porta per poter giocare a palla, realizzata con bottiglie di plastica con sabbia dentro per consentire il galleggiamento”.
Ma non è finita qui: la coppia ha allertato le istituzioni per “segnalare l’abuso, racconto il fatto, ci rassicurano che abbiamo fatto bene a chiamarli per evitare incomprensioni tra cittadini privati, ma, appena arrivati, vanno via, senza alcuna contestazione o multa. Si assicurano a parole che le bottiglie sarebbero state svuotate. Neanche il tempo di un bagno che due simpatici individui, a zonzo con la maschera, alimentavano, diciamo così, i pesci con il mangime per i pesci tropicali da acquario domestico. Ripresi a voce, ci siamo guadagnati la risatina di qualche altro bagnante, con tanto di “non si può fare nulla ormai”. Non sto qui a dire i danni: i pesci boccheggiavano per svariate ore, forse sintomo di avvelenamento. Non sono un biologo marino, ma sono comunque sostanze che vanno a intaccare l’ecosistema marino.
Se questi sono i presupposti per un area marina protetta, non ci siamo proprio”.










