Continua a far discutere l’aggressione subita da una giovane arbitra di 17 anni durante la partita tra Gioventù Sarroch e La Salle, nel cagliaritano. La ragazza è stata costretta a ricorrere alle cure del Pronto soccorso per una lesione alla mandibola, con una prognosi di 45 giorni. Al centro della vicenda c’è il dirigente-guardalinee della squadra di Sarroch, Guglielmo Pelagalli, accusato nel referto arbitrale di aver colpito la giovane in seguito a una rimessa laterale contestata. Pelagalli nega ogni violenza fisica: “Ammetto di aver perso la calma e di aver rivolto parole offensive all’arbitra, ma non l’ho colpita. Sono stati cinque anni di squalifica ingiustificati”, ha dichiarato nei giorni scorsi sottolineando di essersi limitato a sfiorarla nel tentativo di togliere il fischietto dalla bocca. La società di Sarroch sostiene la versione del dirigente, definendo l’episodio “deprecabile ma non violento”. Dura la presa di posizione delle istituzioni: la garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Sardegna, Carla Puligheddu, parla di “episodio che supera ogni limite di civiltà sportiva e umana” e critica chi cerca di minimizzare l’accaduto. La Garante sottolinea come il quadro normativo sia oggi più rigoroso che mai. In base all’articolo 583-quater del codice penale, recentemente inasprito, gli arbitri sono equiparati a pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. La legge prevede pene severissime per le lesioni gravi e l’arresto in flagranza, a testimonianza di una volontà dello Stato di eradicare la violenza dai campi di gioco.
“Prendo atto con sconcerto” prosegue Carla Puligheddu “dei tentativi, emersi nel dibattito locale e in alcune comunicazioni societarie, di relativizzare l’accaduto. Parlare di “aggressione verbale” a fronte di atti ufficiali della Giustizia Sportiva che certificano due schiaffi, un pugno al volto e una prognosi medica di 45 giorni, non è solo una distorsione della realtà: è un atto di becera delegittimazione dell’autorità arbitrale e della dignità della vittima.”
La garante contesta duramente ogni narrazione che cerchi di alimentare dubbi sugli accertamenti medici e federali. “Tentare di sminuire la violenza fisica trasformandola in un generico alterco verbale è un’operazione culturale pericolosa. Chiedo alle istituzioni locali e alle comunità coinvolte di isolare chiunque cerchi di giustificare l’ingiustificabile. La tutela di una ragazza di 17 anni e il rispetto delle regole devono prevalere su qualunque interesse di parte o tutela di immagine”.
L’autorità di garanzia continuerà a monitorare la vicenda, affinché la giustizia sia rispettata come previsto e affinché simili episodi non trovino mai più cittadinanza negli spazi dedicati alla crescita dei nostri ragazzi.













