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Amianto in Marina a La Maddalena, per il sergente morto di mesotelioma riconosciuta la malattia legata al servizio

Alla figlia Benedetta un risarcimento di 410mila euro

di Sara Panarelli
27 Agosto 2026
in il-diavolo-sulla-sella, sardegna

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Amianto in Marina a La Maddalena, per il sergente morto di mesotelioma riconosciuta la malattia legata al servizio

Per due anni aveva prestato servizio alla Mariscuola di La Maddalena, dove lavorava come meccanico elettricista. Era il periodo compreso tra il settembre 1960 e il giugno 1962. Decenni dopo, Luigi Ricci, sergente della Marina Militare, si è ammalato di mesotelioma, una patologia riconducibile all’esposizione all’amianto, ed è morto all’età di 78 anni.
A distanza di anni dalla sua scomparsa, il Tribunale di Roma ha riconosciuto il legame tra l’esposizione all’amianto avvenuta durante il servizio e la malattia che ha provocato la morte del militare. Alla figlia, Benedetta Ricci, è stato riconosciuto un risarcimento superiore ai 410 mila euro.
La vicenda di Luigi Ricci affonda le proprie radici nella sua giovanissima esperienza nella Marina. Entrato nelle Forze armate dopo la perdita del padre, Ricci ha servito lo Stato dai 17 ai 23 anni. Dopo il periodo trascorso alla Mariscuola di La Maddalena, la sua attività è proseguita a bordo di diverse unità navali, in anni nei quali l’amianto era ampiamente presente sulle navi e negli ambienti di lavoro della Marina.
Per la figlia, tuttavia, il riconoscimento ottenuto in sede giudiziaria va ben oltre l’aspetto economico.
“Per me non è mai stata una questione di cifre. Volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà. Ha servito lo Stato con onore, dedizione e amore”, racconta Benedetta Ricci. “Amava la Marina e tutto ciò che gli aveva insegnato e fatto vivere. L’ha servita dai 17 ai 23 anni e, nonostante le difficoltà e la durezza del lavoro e della vita a bordo delle navi, era grato alla Marina per tutti i Paesi lontani nel mondo che gli aveva dato la possibilità di conoscere”.
La diagnosi di mesotelioma, arrivata a distanza di molti decenni dall’esposizione, ha segnato profondamente gli ultimi anni di vita dell’ex militare e quelli della figlia, che lo ha assistito durante la malattia.
“La scoperta della malattia a distanza di decenni e della sua genesi professionale lo ha sconvolto profondamente. Questo riconoscimento restituisce dignità alla sua storia e dà un senso al percorso che ho deciso di portare avanti per lui”, spiega Benedetta.
La figlia racconta anche il lungo percorso affrontato accanto al padre, dalla diagnosi fino alle fasi finali della malattia. “È difficile spiegare il valore del rapporto tra un padre e una figlia così come il dolore per la sua perdita. Il lungo percorso, protrattosi per più di due anni, di supporto alle cure dalla prima diagnosi all’assistenza che poi si è trasformata in un accompagnamento verso il fine vita”.
Un percorso reso ancora più difficile dalla consapevolezza della natura professionale della patologia e dal successivo contenzioso. “La consapevolezza maturata insieme a lui sulla natura della malattia asbesto correlata è stata devastante e scoprire che il Ministero ha impugnato la sentenza negando la convivenza mi ha colpita duramente ed anche dato la misura di un’assoluta superficialità nel comprendere il gravissimo danno che ho subìto”, aggiunge Benedetta Ricci.
La donna ha quindi deciso di proseguire la battaglia giudiziaria per ottenere il pieno riconoscimento delle conseguenze subite.
A rappresentarla è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che sottolinea il valore della pronuncia del Tribunale di Roma.
“Questa pronuncia riconosce un punto fondamentale: Luigi Ricci è stato esposto all’amianto mentre prestava servizio nella Marina Militare e quella esposizione è stata riconosciuta come causalmente collegata al mesotelioma che lo ha portato alla morte”, dichiara Bonanni. “Parliamo di un uomo che ha servito lo Stato e che ha pagato, molti anni dopo, le conseguenze di quelle condizioni di lavoro”.
Il riconoscimento economico supera i 410 mila euro, ma per la famiglia rappresenta soprattutto l’esito di un percorso volto ad accertare le responsabilità e a dare un riconoscimento alla vicenda umana e professionale del militare.
“Il risarcimento è un riconoscimento importante, ma nessuna somma può restituire un padre a una figlia. Continueremo quindi a tutelare Benedetta anche nel giudizio di appello”, conclude Bonanni.

Tags: amiantomesotelioma
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