Ad Assemini : Rossella Faa, “Bella, bella, bella … sa Beccesa”

e con Giacomo Deiana (chitarra) Nicola Cossu (contrabbasso) Stefano Sibiriu (percussioni)

 ASSEMINI / Piazza San Giovanni

domenica 19 luglio 2015 – ore 21

INGRESSO LIBERO

Tutto il fascino di un’età – troppo spesso – sottovalutata in una preziosa antologia di canzoni: s’intitola (non a caso) “Bella, bella, bella… sa Beccesa” il concerto/spettacolo di e con Rossella Faa, in programma domenica 19 luglio alle 21 nella piazza San Giovanni di Assemini – con ingresso gratuito – nell’ambito dell’estate asseminese. Sotto i riflettori – per un evento in cui s’intrecciano suoni, parole e visioni, e la leggerezza dell’ironia fa pendant con la raffinatezza delle melodie e degli arrangiamenti ricchi di suggestioni – insieme all’artista di Masullas, una delle voci più interessanti, e intriganti, della Sardegna contemporanea, il trio formato da Giacomo Deiana (alla chitarra) con Nicola Cossu (al contrabbasso) e Stefano Sibiriu (alle percussioni).

Un viaggio alla riscoperta del privilegio d’invecchiare – sull’Isola dei centenari – con il piacere di centellinare ogni istante, e immergersi nei propri ricordi ma anche vivere il presente con la libertà di ribellarsi a mode e luoghi comuni, nella consapevolezza dei propri gusti e delle proprie inclinazioni: focus su una fase importante della vita, quella in cui si raccolgono finalmente i frutti di una semina durata giorni, mesi, anni – per tutto il tempo di un’esistenza.

La saggezza – figlia dell’esperienza – e la grazia di chi ha imparato a muoversi nel mondo sono tra le qualità più invidiabili di un’età in cui non è più necessario dimostrare nulla a nessuno, né indispensabile lottare per conquistarsi un posto del mondo ma, come un albero che ha resistito al vento e alla pioggia, al caldo e al gelo, alle tempeste e perfino agli incendi, con salde radici e rami protesi, guardare con serenità al futuro.

 

 

Incantevoli poesie sonore, deliziose e fresche miniature – come “Sa Meba Pirongia” o “Bella, bella, bella… sa Beccesa” ma anche l’affettuoso ritratto di una vicina un po’ speciale, e ancora il sapido gioco di una contrapposizione fra maschile e femminile in “Curiosa” e la rievocazione quasi fiabesca dell’antico mito della “Babaiecca”. Il nuovo progetto di Rossella Faa – pensato come un’antidoto alla paura d’invecchiare – svela come gli ultimi anni della vita possano riservare, per un tempo lungo o breve, ma sempre intenso e fecondo, splendide sorprese e profonde emozioni.

“Bella, bella, bella… sa Beccesa” descrive l’utopia realizzabile di una società moderna ed evoluta e dunque a misura di anziani – capace di restituire valore e significato a una figura fondamentale, simbolo del naturale processo della crescita, nel ciclo della natura e di tutte le cose; capace di dispensare consigli illuminati e illuminanti ma anche – perché no? – di divertirsi scegliendo le occupazioni più congeniali o sviluppando nuove e insospettate passioni e abilità o talenti dimenticati.

Moderna cantastorie, Rossella Faa attinge ai propri ricordi, mescolando arte, scienza e musica per evocare un’immagine della vecchiaia fuori dagli schemi, lontana da stereotipi mediatici e dalle semplificazioni della pubblicità, come da antichi pregiudizi sugli anziani. L’artista parte dalla considerazione che «Tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti con la vecchiaia, che non è una malattia, ma solo una delle età della vita. L’età in cui si raccolgono i frutti di quanto si è seminato durante l’esistenza, quindi ci tocca di seminare il meglio possibile. Chiediamoci: come vorrei che fosse la mia vecchiaia? Vorrei che mi trattassero come noi, oggi, trattiamo i nostri vecchi? O vorrei qualcosa di diverso? – La terza età è considerata come un giocattolo rotto: non serve più perché non produce più. Allora io vi dico ricicliamo i giocattoli rotti, ricicliamo gli anziani!»

L’idea di uno spettacolo/concerto – (preludio all’uscita dell’omonimo concept album) – che illustra quanto sia “Bella, bella, bella … sa Beccesa”, spiega scherzosamente Rossella Faa, «nasce dal fatto che ho superato i cinquant’anni, e mi sto avviando all’anzianità; ho visto i miei genitori invecchiare… e non mi piace l’atteggiamento del mondo in cui vivo, nei confronti dei vecchi». L’artista sottolinea che «Se nell’Ottocento, epoca in cui i ragazzini non avevano nessuna voce in capitolo, una signora di nome Maria Montessori ha deciso che quell’età dovesse essere protetta, e ha creato un mondo a misura di ragazzini, adesso ci vorrebbe una nuova Montessori che difendesse la classe degli anziani e dei vecchi dalle angherie dei ragazzini, Il mondo in cui viviamo è troppo a misura di ragazzino, per i vecchi non c’è più spazio. Allora io dico: inventiamoci un mondo parallelo a misura di vecchio, in cui poter continuare a lavorare e a far l’amore!».

Quale rimedio contro una società che tiene sempre meno conto delle esigenze, e della presenza, delle persone più anziane – paradossalmente in quello che non è più “un paese per giovani” e la classe dirigente ha superato ampiamente la soglia degli “anta” – l’arte e in particolare la malìa di una canzone può aiutare spettatori, cittadini e amministratori, a riconsiderare in una nuova luce quel periodo così negletto, e temuto. «Nel mio spettacolo io vorrei accendere degli spot sui vari aspetti della vita degli anziani» prosegue Rossella Faa «a modo mio, ovviamente, anche strappando un sorriso: son convinta che se riuscissimo a pensare alla vecchiaia in maniera più poetica, rendendola più interessante e accattivante – com’è in effetti – saremmo più sereni riguardo a quel che ci aspetta, e vinceremmo molte ingiustificate paure. Il fatto è che ci fanno vivere una vita intera convincendoci che il lavoro sia la cosa più importante, poi vai in pensione e di punto in bianco non puoi più lavorare, sei improduttivo e diventi solo un peso: è naturale che chiunque di noi viva pensando che la vecchiaia sia brutta. Certo, ci sono dei mestieri nei quali dopo un certo numero di anni le cose cambiano e le tue competenze possono diventare obsolete, ma ne esistono degli altri, come quello del musicista, in cui a ottant’anni, magari, sei nel pieno della tua maturità artistica. Lo credo che ci spaventa la prospettiva di perdere tutto, lasciare ogni cosa all’improvviso, solo perché si è raggiunta una certa età!».

La cantastorie di Masullas propone una sua soluzione fantasiosa e avveniristica, ma non troppo: «le alternative al momento sono: restare in famiglia e sentirsi un peso per i figli o andare nelle case di riposo (che sono dei ghetti di noia, in cui si sta in attesa della triste dipartita). Non vorrei sembrare presuntuosa ma potrebbe esserci un’altra possibilità: creare delle case di riposo “toghe”, case a tema; per esempio case di riposo per artisti, per spiriti creativi, per musicisti, per sarti e stilisti, con sale prova e laboratori, dove il lusso non sarà la roba da mangiare, o gli arredi raffinati, o altri segni esteriori, ma proprio la possibilità di continuare a lavorare, facendo quel che si sa fare meglio, o anche cimentandosi in nuove attività. Io immagino una casa per sarti e modisti, disegnatori di stoffe e figurinisti, un enorme atelier di moda, in cui l’obiettivo comune sia fare quel che si può fare al meglio. E potrei continuare: case dove si organizzano viaggi-avventura light per anziani; o serate di movida soft per anziani; case per carpentieri e muratori, per falegnami, calafatori e ingegneri, in cui lavorare tutti insieme per la realizzazione di edifici, abitazioni, musei, centri culturali (e nuove case a tema) o per la costruzione di una barca. Lavorare, si, ma senza lo stress da produttività, ognuno farà quello che può. Tutte le case potrebbero essere in rete, con la possibilità di spostarsi da una casa all’altra. La quota d’accesso dovrebbe avere naturalmente un prezzo più che accessibile, in modo che la gente abbia interesse ad andarci, seguendo la curiosità e le proprie inclinazioni.

Diamoci la possibilità di riciclarci e affrancarci dalla famiglia, continuando a sentirci utili a noi stessi ed agli altri, con dignità e rispetto. Così la Sardegna potrebbe diventare l’isola dei Vecchi Sereni invece che, per citare una mia amica, “dei centenari sedati”!».

Un mondo – anche – a misura di anziani, come quello prefigurato da Rossella Faa, è sicuramente un luogo piacevole in cui vivere e crescere, e incamminarsi verso la vecchiaia pieni di aspettative gioiose, di curiosità e voglia di vivere, invece che immalinconirsi in attesa della fine, immaginandosi già sull’orlo del declino. «Ogni età della vita ha i suoi tempi e i suoi ritmi, i suoi lati positivi, perfino i suoi vantaggi: tra i privilegi della vecchiaia c’è la libertà di fare quel che si desidera senza lasciarsi troppo condizionare dalle opinioni altrui», sostiene l’artista: «per esempio, penso che da grande mi piacerebbe vestirmi in una maniera più libera di quel che non faccio adesso. Ricordo le parole di mia nonna che, giunta a un’età ragguardevole, diceva: son contenta di essere vecchia, perché finalmente posso dire quello che penso! Che credano pure che mi sono rimbambita, che mi importa…!»

La musica. Le melodie e gli accenti di “Bella, bella, bella … sa Beccesa” rimandano al Sud America, e ad atmosfere da balera o milonga: «Ho scelto di scrivere le canzoni usando dei ritmi da ballo (ci sono dei valzer, un tango, una mazurka lenta, un cha cha cha…)», dice Rossella Faa: «Avevo bisogno di scrivere su ritmi che anche degli anziani potessero apprezzare».

Le immagini. Impreziosisce lo spettacolo una galleria di ritratti “a tema”: «La foto, che è anche l’immagine dello spettacolo, è di Anna Marceddu (che è diventata così il primo “sponsor” di questo progetto), ed è tratta dalla sua mostra “di madre in madre”. Le altre immagini sono foto che ho fatto io, mi piacciono perché mostrano dei dettagli di mani e piedi di donne, vestite in costume sardo, del Gruppo folkloristico di Quartucciu. Dettagli di un mondo vecchio.. antico: ottime idee per costruirci una nuova estetica di Anziano-moderno.»

 

Il progetto di “Bella, bella, bella… sa Beccesa”, ideato da Rossella Faa, è prodotto dal Teatro del Segno, con l’amichevole sostegno per la comunicazione e la diffusione da parte del CeDAC

– Per saperne di più: http://www.teatrodelsegno.com/

Teatro del Segno

“Bella, bella, bella … sa Beccesa”

di e con Rossella Faa
e con Giacomo Deiana (chitarra) e Nicola Cossu (contrabbasso)

Sul Palco due musicisti e una cantastorie.

Unico oggetto di scena, una lavagnetta che funge anche da espositore di fotografie.

nella piéce l’autrice riflette, col pubblico, su come vorrebbe vivere la sua vecchiaia e parla delle sue paure (perché la vecchiaia fa paura).

Seguendo un percorso fatto di canzoni e racconti, propone una immagine di “anziano moderno” che apprezza e gode dei piaceri dell’età, come un buongustaio apprezza una cucina povera, ma ricca di sapori e di sostanza.

 

Lo spettacolo. “Bella, bella, bella … sa Beccesa” è un gioco di contrasti in cui, la musica, le canzoni, i racconti e l’ironia, conducono in un mondo, affascinate e pieno di sorprese perché sconosciuto: il mondo dei vecchi.

Il senso di questo viaggio nella vecchiaia è capirne ed imparare ad apprezzarne la bellezza e “ la freschezza” cosi poco celebrate .

Cercare, perché no, delle vie che ci permettano di invecchiare serenamente, … anche in questo mondo costruito a misura di ragazzino.

Un viaggio da compiere, sul palco, tra le note, cantando e raccontando, ascoltando e sorridendo insieme, per cercare, con il pubblico una “sostenibile” estetica della vecchiaia.

Le lingue di questo viaggio sono: quella sarda nella sua variante del campidanese usata nei canti, e l’italiano “maccheronico” usato nei racconti.

Rossella Faa