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“Truzzu, il disastro del chiasso a Cagliari è dovuto ai tavolini nelle strade: noi residenti siamo vittime”

di Paolo Rapeanu
24 Giugno 2020
in cagliari, zapertura

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“Truzzu, il disastro del chiasso a Cagliari è dovuto ai tavolini nelle strade: noi residenti siamo vittime”

I maggiori controlli contro la malamovida a Cagliari da parte delle Forze dell’ordine, previsti in seguito alla riunione tra il prefetto di Cagliari Bruno Corda e il sindaco Paolo Truzzu? Il progetto viene bocciato dal comitato dei residenti del rione “re” della movida per eccellenza, la Marina. Chi da anni si batte contro il caos del chiasso bolla come “inutile perdita di tempo” quanto deciso ieri: “Cosa c’è di nuovo rispetto a tutto quello detto in questi anni? Nulla! Più controlli, più forza dell’ordine? Se la soluzione è questa non ci resta altro da dire: che confusione!”. Nella lettera, firmata dal presidente del comitato “Rumore no grazie” Enrico Marras, i residenti ricordano che “queste cose ce le siamo ripetute per anni in prefettura col prefetto Giuffrida, unico uomo delle istituzioni che abbia sposato la causa delle vittime, i residenti: ne abbiamo dato informazione anche al presidente della Repubblica, e col prefetto Perrotta. Dicemmo allora, presenti a quegli incontri, che i problemi di ordine pubblico nascevano come conseguenza di scelte politiche sbagliate e dalla marea di atti illegittimi assunti in questi anni dagli uffici del Comune”.

“Signor prefetto, signor sindaco, alla base del disastro acustico e dei problemi di ordine pubblico ribadiamo con forza che domina la concessione illegittima del suolo pubblico per mescita e ristorazione all’aperto. Illegittima perché disposta in violazione della legislazione sanitaria in materia di inquinamento acustico (Legge 447/1995) e del Piano di Classificazione Acustica Comunale. Sulla base dei provvedimenti richiamati, in fascia oraria notturna (10 di sera-6 del mattino), anche un solo tavolo con quattro persone, sistemato a ridosso delle abitazioni, con attorno il silenzio più assoluto, un solo tavolo- lo ripetiamo- determina un livello di rumore alla fonte di circa 68 decibel che è di oltre 200 volte quello massimo consentito (45 decibel) in Classe Acustica III e di oltre 70 volte quello consentito (50 decibel) in Classe Acustica IV: classi previste per  Marina e Stampace, quartieri dichiarati da anni in criticità acustica e in emergenza sanitaria. Inoltre un solo tavolo determina un livello di rumore in immissione (dentro le abitazioni) di circa 63 decibel, oltre 25 volte quello consentito (50 decibel) in Classe Acustica III, oltre  5 volte quello consentito (55 decibel) in Classe Acustica IV”, spiegano dal comitato anti rumore. “Questi numeri, con quattro persone e un tavolo nel silenzio ambientale, racchiudono una assordante verità che non si vuole rivelare. Ma di posti a tavola in piazza Yenne ce ne sono circa 800, solo per fare un esempio”.

La soluzione? “Non è nel dispiegamento di più Forze dell’ordine per le strade, oneroso per la collettività, ma nella rimozione della illegalità nella concessione del suolo pubblico per mescita e ristorazione all’aperto e nel riconsiderare le concessioni in atto. Ponendo fine al procedimento amministrativo perverso di questi anni e rimuovendo gli artefici del disastro. Purtroppo non solo non si fa pratica di legalità ma, auspice il Coronavirus, tavoli, sedie, ombrelloni e persino botti crescono, in disprezzo dei residenti, ovunque come in  fungaie, ostacolando persino  il normale transito delle persone nelle strade. D’altronde quale sia la causa dell’inquinamento acustico del Centro  storico, il Comune di Cagliari lo sa bene perché è scritto a chiare lettere in un documento ufficiale che porta la firma dell’assessore di merito: ‘La principale sorgente sonora è  stata individuata nell’aggregazione di persone, richiamate dalle attività dei locali che offrono servizi ai tavoli all’aperto, atte a conversare e talvolta a schiamazzare all’esterno degli esercizi pubblici’ (Comune di Cagliari: Piano di Risanamento Acustico-Relazione Tecnica, p.96). Perdere tempo sulle conseguenze anziché affrontare la cause del disastro in cui viviamo non serve alla città, alimenta la sofferenza dei residenti, la fuga verso l’hinterland e la ricerca di giustizia nei tribunali”.

Tags: chiassotruzzu
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