Selargius, successo del primo stage sardo dedicato al rugby in carrozzina

A Selargius scocca l’amore per il rugby paralimpico

A volte gli occhi vengono strizzati perché grondanti di lacrime, a volte perché ciò che proiettano si stenta a crederlo. Al Centro Sportivo Paralimpico Sa.Spo. di via Don Bosco a Selargius le pupille tendono a dilatarsi ripetutamente perché i rappresentanti della Nazionale Italiana di Rugby in carrozzina hanno toccato le corde di una dozzina di ragazzi tetraplegici le cui condizioni fisiche non permettono l’accesso disinvolto ad una pratica sportiva.
Ma il direttore tecnico azzurro Franco Tessari, accompagnato dal vice Roberto Convito, dall’assistente tecnico Claudio Marucci e dagli atleti Stefano Asaro, Nicolo’ Toscano, Davide Giozet e Marco Convito sono riusciti a rendere meno ansiosi gli stati d’animo e le preoccupazioni di chi vive seduto inerme in una carrozzina. Con le parole e i fatti quel gruppo di uditori apparentemente scettici e titubanti si sono sciolti, al punto di sottoporsi a sedute di allenamenti estenuanti mai assaporate in vita loro.
Simone, ventuno anni, in carrozzina da cinque, ha subito un’imboscata dalla ex insegnante di sostegno. Lo ha attratto al centro Sa.Spo senza specificargli che sarebbe stato preso in ostaggio dai giocatori azzurri. Alla chetichella l’hanno dotato di guanti e invitato a salire a bordo della carrozzina di gara facendolo divertire per un’ora e mezzo. Il giorno dopo era di nuovo lì per provare nuove sensazioni.
Oppure c’è la storia di Mattia che apparentemente freddo e distaccato si è gradualmente lasciato andare. Alla fine della sessione non ha dato certezze sul suo ritorno il giorno dopo accampando impegni inderogabili ed invece è stato il primo a varcare il cancello dell’impianto salesiano.
C’è chi ha mostrato da subito di avere particolari doti tecniche adatte alla pratica del wheelchair rugby ed infatti a breve sarà invitato come spettatore straordinario al raduno della nazionale. I fortunati si renderanno conto di come potrebbero svoltare l’esistenza inseguendo l’ebbrezza che una palla tra le mani scatena. Gli altri si spera che conservino il giusto entusiasmo per intraprendere un’attività tutt’altro che facile, fatta di tante fatiche quotidiane: andare a placcare la carrozzina avversaria senza sfiorare chi la manovra (pena espulsioni temporanee) non sarà come bere un bicchiere d’acqua; come anche mettere in pratica la tecnica dei blocchi o raggiungere velocemente gli otto metri della linea di meta e superarli completamente per fare punteggio.
In casa Sa.Spo gli organizzatori dello stage durato quattro giorni si guardano compiaciuti: dal presidente nazionale FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) Sandrino Porru, al suo consigliere federale Antonio Murgia (vedere intervista in basso), dal delegato regionale FISPES Carmelo Addaris alla presidente CIP Sardegna Cristina Sanna. È un primo importante passo verso l’emancipazione fisica e morale di queste persone disabili (civili e da lavoro) ma bisognerà fare quadrato e ragionare su mille sfaccettature che non vanno trascurate.
Molto illuminante, in proposito, è stato il corso dedicato ai docenti di educazione fisica; i partecipanti hanno appreso i rudimenti necessari per insegnare la disciplina. Franco Tessari (vedere intervista in basso) ha inoltre raccontato gli albori del movimento servendosi anche di contributi filmati.
Al pranzo di commiato il presidente nazionale FISPES Sandrino Porru gongola perché è riuscito finalmente ad avverare un suo pallino. Da sardo autentico non vedeva l’ora di esportare il rugby paralimpico nell’isola; rimasto colpito dall’adesione importante ha sottolineato come esistano tutti i presupposti per andare avanti con convinzione. La sua federazione non farà mancare un supporto importante.
Meravigliata e felice anche la presidente CIP Sardegna Cristina Sanna. Il suo comitato ha creduto molto in questo progetto sostenendolo con decisione. “Vedere così tanti disabili fisici in un colpo solo è stata una sensazione indescrivibile – dice – non mi accadeva da tanto tempo e devo dire che in queste circostanze il cuore batte sempre a mille. Nel corso della mia vita ho trascorso ore e ore al telefono a contatto con amici e conoscenti carrozzati nell’intento di convincerli a praticare sport. Per quanto mi riguarda non è mai stato tempo sprecato, anzi col ruolo che sto ricoprendo faccio sempre del mio meglio per essere presente agli avvenimenti promozionali e cercare il dialogo con tutti. Ringrazio Franco Tessari e lo staff della nazionale per il prezioso contributo, sperando in una prolungata e proficua collaborazione. Inoltre una nota di merito anche nei confronti della FISPES e della società ospitante Sa.Spo. Cagliari; sono convinta faranno il possibile per creare il primo club di rugby paralimpico nella nostra regione”.


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