Rosette e sfilatini spariscono dalle tavole dei cagliaritani, panettieri disperati: “Colpa del Covid, non abbiamo ancora aumentato i prezzi”

I bustoni da tre o 4 chili? Un ricordo lontano, per i panettieri di Cagliari. Crollo delle vendite del 30%, panifici semivuoti e tra rincari di farina e grano e acquisti quasi dimezzati regna la preoccupazione. Giorgio Picasso: “I grossi aumenti devono ancora arrivare, ci sono giorni dove non vendo tutto il pane”. Massimiliano Mura: “Molti clienti anziani comprano e pagano solo quando gli arriva la pensione. Il rincaro della farina sta pesando molto, moltissimo”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

È, da sempre, il termometro, o uno dei termometri, del benessere di una società. Si vende molto pane? Tutto, o quasi, va bene. Baguette e sfilatini rimangono invenduti? C’è un problema. Il problema, in questo caso, ha un nome preciso: Covid. La crisi legata alla pandemia ha fatto crollare le vendite del pane e i panettieri sono strangolati tra casse quasi semivuote e un rincaro di farina e grano che, ben presto, li costringerà ad aumentare i prezzi. È un fattore matematico: più costa la materia prima, più costa il prodotto finito. Giorgio Picasso, da mezzo secolo, vende pane in via Cocco Ortu a Cagliari: “Il calo c’è su tutti i prodotti, è vero che il pane è un termometro legato all’andamento dei tempi. Dalla pioggia alla scadenza dei pagamenti. Gli aumenti? Ancora non si sono visti del tutto, ma devono arrivare. Ci sono giorni dove non riesco a vendere tutto il pane”. Grano e farina aumentati? “Sì”, conferma il panettiere, “ma sono un rivenditore. Chi mi fornisce il pane ogni giorno, il produttore, non me l’ha ancora aumentato. Ma gli aumenti arriveranno, e allora dovrò rivedere i prezzi del prodotto”, afferma, serafico, Picasso. “Con la crisi che c’è, ripeto, la gente risparmia su tutto”. E le bilance della storica attività commerciale di Giorgio Picasso non pesano più le quantità di pane di un tempo.
Massimiliano Mura ha iniziato ad impastare quando aveva quattordici anni: “Oggi ne ho trentotto, faccio il panettiere da trentaquattro anni. Gli acquisti sono calati del trenta per cento e ci sono stati rincari della farina che, per me, ha pesato molto, perchè poi il prodotto finito costa più del normale”. Un chilo di tartarughe va via con 3,50 euro, un chilo di pane all’olio con quattro: “Non ho ancora aumentato, ma gli affari sono scesi per colpa del Covid. I clienti vengono e si lamentano per il prezzo del pane”, ma il panettiere propone la sua verità: “Il pane non pagato per quello che dovrebbe essere pagato. La situazione è grave, quando ho cominciato vendevo anche buste pesanti tre chili, ora un singolo cliente non acquista più di un chilo. Posso solo augurarmi che la situazione cambi”, sospira, “molti clienti anziani, fidati, vendono a prendere il pane e pagano il conto una volta al mese, quando prendono la pensione. Qualche cliente ha detto di segnare ma non è tornato a saldare”. Ma non si è trattato di nonnini o nonnine: “Erano cinquantenni”. A riprova che la crisi, e la fame, spignono anche a compiere simili gesti.


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