Quartu, il Covid si porta via il “papà” dell’Arkè: muore a 72 anni Carlo Carboni

Una vita dedicata alla famiglia e ad aiutare il figlio Christian a realizzare il sogno di aprire uno dei ristoranti più famosi in città. Poi, l’arrivo del “maledetto” Covid: “Papà se n’è andato al Santissima Trinità, è stato distrutto dal virus. Devo tutto a lui, mi ha guidato sempre con saggezza”

Quartu dice addio al “papà” del ristorante Arkè, nella centralissima viale Colombo. Carlo Carboni non c’è più, a portarselo via è stato il “maledetto” Coronavirus. Aveva settantadue anni, e per tutti era, semplicemente, “signor Carlo”, l’ex banchiere che, poi, si è messo d’impegno per realizzare il sogno del figlio Christian: aprire il ristorante. Se n’è andato in un letto del Santissima Trinità, Carlo Carboni. La febbre, poi la scoperta della positività al Covid e una polmonite non gli hanno lasciato scampo: “Papà stava bene, si faceva i suoi esami, le sue visite, le sue passeggiate. Il Coronavirus l’ha colpito all’improvviso”, racconta Christian. “I medici, sin da subito, mi hanno detto com’era la situazione, senza darmi false speranze. Sono stati molto professionali e gentili. Mio padre ha combattuto ogni giorno, non è stato nemmeno intubato perchè respirava bene, gli hanno anche fatto la trasfusione degli anticorpi”. Purtroppo non è bastato: il suo cuore ha cessato di battere poco prima della mezzanotte di ieri.
Christian non riesce a darsi pace: “Eravamo una famiglia unita. Mia mamma in cucina al ristorante, papà che mi ha sempre aiutato sotto l’aspetto della contabilità. Tutti i giorni insieme, pranzava da me. Nel 2000, appena andato in pensione, mi ha sostenuto e mi ha permesso di aprire il ristorante”. Sempre buoni consigli, mai una parola fuori posto: “Papà non è mai stato impulsivo, mi ha sempre fatto ragionare e, grazie a lui, ho preso le decisioni giuste. Era benvoluto da tutti, ho già ricevuto tantissimi messaggi di cordoglio”. Domani, l’ultimo saluto al “papà” dell’Arkè: alle 15:30, nella chiesa di Sant’Elena. A pochi metri da quel ristorante dove un sorriso e una buona parola non l’ha mai negata a nessuno. Ecco perchè, oggi, in tanti piangono il “signor” Carlo Carboni.