Il 2026 si apre all’insegna della tensione tra cittadini e istituzioni sul tema della difesa del territorio sardo. Il Comitato Sarcidano Difesa Territoriale denuncia il silenzio delle massime cariche regionali e nazionali di fronte a due lettere inviate da Pasquale Mereu, rimaste finora senza riscontro.
La prima missiva era indirizzata ai parlamentari sardi, chiamati a intervenire per bloccare il Decreto Legge 175. La seconda, inviata a tutti i consiglieri regionali, chiedeva di prendere in carico la proposta di legge regionale Pratobello 24. Secondo il Comitato, nessuna delle due iniziative ha ricevuto l’attenzione dovuta.
Un atteggiamento che viene definito “umiliante” nei confronti dei 211 mila cittadini sardi che hanno sostenuto la proposta Pratobello 24. “Ignorare una mobilitazione popolare di questa portata – afferma il Comitato – rappresenta uno degli atti più vergognosi che le istituzioni possano compiere”.
Nel mirino anche il quadro politico complessivo. Il Comitato parla apertamente di un “gioco delle parti distruttivo per la Sardegna”, in cui la destra romana e la sinistra sarda, insieme alle rispettive opposizioni, finirebbero per favorire interessi estranei alla tutela del territorio.
Particolarmente critico il giudizio sulla normativa nazionale, accusata di favorire la speculazione attraverso l’individuazione di ampie superfici come aree idonee e l’introduzione di una clausola di salvaguardia per i progetti già in fase di valutazione, anche qualora ricadano in aree che in futuro potrebbero essere considerate non idonee.
Da qui l’appello diretto alla presidente della Regione Alessandra Todde. Secondo il Comitato, non sarebbe sufficiente riproporre una versione depotenziata della legge regionale 20. Serve invece, si legge nella nota, “il coraggio di aprire una vera vertenza contro lo Stato centrale”, attraverso l’impugnazione del cosiddetto decreto Meloni e l’approvazione di una legge di difesa del territorio fondata sulle competenze garantite dallo Statuto speciale della Sardegna, come la Pratobello 24.
“La tutela del territorio – conclude Gigi Pisci, a nome del Comitato – non può essere sacrificata sull’altare dell’arroganza istituzionale e degli interessi speculativi. La Regione deve scegliere da che parte stare”.











