Oristano, abusi in collegio: condanna del tribunale ecclesiastico. Padre Paolo: «Ora posso respirare, è finito l’incubo»
«È la fine di un incubo durato una vita». Con queste parole padre Paolo Contini commenta la sentenza del tribunale ecclesiastico che ha condannato Valerio Manca, conosciuto come padre Emmanuele, per abusi sessuali avvenuti nel collegio di San Francesco a Oristano.
Padre Paolo era poco più che un bambino quando, a soli 14 anni, subì le violenze nel seminario minore dei francescani. Un trauma rimasto sepolto per anni, affrontato in silenzio fino a quando, tre anni fa, ha trovato la forza di denunciare, portando alla luce una vicenda dolorosa che oggi arriva finalmente a una svolta giudiziaria.
«Tutto è riemerso in modo inaspettato», racconta. «Un messaggio di condoglianze per la morte di mia madre, firmato “p. E.”, mi ha fatto capire subito chi fosse. Dopo qualche giorno ho risposto e da lì è iniziato uno scambio di messaggi che ha confermato i miei sospetti». In quelle conversazioni, spiega, l’ex religioso avrebbe cercato di giustificare i propri comportamenti, lasciando però tracce e ammissioni rivelatesi decisive.
Da quel momento la scelta di denunciare e rendere pubblica la propria storia. «Non è stato facile – sottolinea – il processo è stato lungo e doloroso. Ma il sostegno delle persone e l’attenzione dell’opinione pubblica sono stati fondamentali, non solo per me ma anche per la Chiesa, che in questo modo è stata chiamata a guardare in faccia la verità».
La sentenza ha riconosciuto una realtà drammatica: «Io ero un bambino, avevo confuso quelle attenzioni con l’affetto. Solo crescendo ho compreso la gravità di ciò che era accaduto».
Padre Paolo ribadisce che la sua non è mai stata una battaglia contro la Chiesa: «La mia denuncia è stata nella Chiesa e per la Chiesa. Spero che questa vicenda serva davvero a cambiare le cose». Un ringraziamento va ai sacerdoti che gli sono stati accanto e alle tante persone comuni che non lo hanno lasciato solo.
E sul perdono non ha dubbi: «L’ho perdonato da anni, altrimenti non sarei mai stato libero. Ora per lui c’è il tempo della riflessione e, forse, del riscatto. Ma tutto deve partire dalla verità».












