Manuela, neomamma e badante di Dolianova beffata: “Allattamento a rischio non previsto, sarò costretta a licenziarmi”

Figlio partorito il 20 agosto, il piccolo può bere solo latte materno. E così Manuela Lai, 43 anni, badante e Oss, chiede all’Ispettorato del lavoro di poter usufruire dei 7 mesi dell’allattamento a rischio: “Invece nulla da fare, la nostra categoria non rientra. Finite le ferie e la maternità, pagata solo 450 euro al mese, perderò il lavoro: è assurdo”

Gli occhi, lo scorso venti agosto, le sono brillati per la gioia. Manuela Lai, 43enne di Dolianova, aveva dato alla luce il suo primo figlio. Una felicità purtroppo presto smorzata, stando alla sua denuncia, dall’impossibilità di poter continuare a lavorare. Il motivo? “Sono una badante con qualifica di Oss, la nostra categoria non può usufruire dei sette mesi dell’allattamento a rischio”. Cosa significa? Semplice: Sino a quando il piccolo non è svezzato, una neomamma può avere a disposizione le prime trentadue settimane di vita del piccolo per stare insieme a lui: “Il mio bimbo può bere solo latte materno, rifiuta quello artificiale. All’Ispettorato del lavoro sono stati chiarissimi, la mia categoria lavorativa è tagliata fuori dall’allattamento a rischio”. La donna lavora come badante “a Cagliari, seguo un ragazzo disabile che abita nel rione di Genneruxi. Il 25 novembre dovrei tornare operativa ma posso sfruttarmi molti giorni di ferie, sino a gennaio. Poi, però, sarò costretta a licenziarmi”. Infatti, i giorni liberi che ha in arretrato non le permettono “di arrivare sino a febbraio, cioè quando mio figlio supererà la fase dello svezzamento. Non potrò certo rientrare a Dolianova a tutto gas, dirgli di muoversi a mangiare perchè poi devo rientrare al lavoro”.
Inoltre, “andando al lavoro rischierei di perdere il latte che ho nel seno per via del sovraccarico di lavoro, il mio assistito pesa più di novanta chili. Durante la mia maternità ho preso l’80 per cento del mio stipendio. Il netto è di 1300 euro, ne ho avuti solo 450 al mese perchè viene calcolato in base alle tasse e ai contributi”. Il doversi licenziare amareggia, non poco, la neomamma badante: “È assurdo, ora capisco come mai in Italia le nascite sono in calo. Per fortuna mio marito lavora, dovrò portare mio figlio in un asilo nido e dover pure pagare la retta”.