Da giorni ormai l’emergenza pellet nell’isola divide e preoccupa, soprattutto intanto sardi in queste ore in fila in tutto il Campidano per procurarsi il prezioso combustibile.
Per far fronte a questo momento difficile. Michele Virdis, presidente del distretto rurale della Barbagia, ha lanciato sui social una raccolta firme per formulare una legge che possa incrementare la produzione in loco per ovviare a mancanze e prezzi esorbitanti.
“In Sardegna, in questi giorni — e con ogni probabilità anche nei prossimi mesi — stiamo assistendo a scene che non dovrebbero esistere in una regione moderna e dignitosa: anziani e famiglie in fila per accaparrarsi un sacco di pellet, prezzi fuori controllo, razionamenti e case fredde”, spiega Virdis. “Di fronte a questa situazione, la politica locale, invece di adottare contromisure strutturali e programmatorie per evitare che il problema si ripresenti ogni anno, reagisce con retorica vittimistica, parlando di “speculazione” e annunciando la ricerca di colpevoli che, molto probabilmente, non verranno mai individuati perché non esistono. È la solita narrazione pietistica atta a giustificare l’immobilismo. La crisi attuale non è un incidente né il frutto di oscure manovre. È il risultato prevedibile di un modello che ha ostacolato la produzione locale, ha scelto di importare tutto e ha reso la Sardegna totalmente dipendente da filiere esterne per un bene energetico essenziale. Il pellet non è mancato perché esiste un’entità malvagia che gode nel “punire” i sardi. È mancato perché, quando il mercato globale entra in crisi — quando la domanda supera la produzione — i territori piccoli, periferici e insulari vengono lasciati scoperti o serviti per ultimi, con forniture insufficienti e prezzi elevati. E la Sardegna, oggi, è esattamente questo: un territorio periferico e fragile, reso tale da una dipendenza cieca da filiere lunghe e incontrollabili. Per questo abbiamo scritto — e intendiamo depositare — una proposta di legge regionale (che nel settore agricolo ha potestà esclusiva) che non crea nuove industrie e non distorce il mercato, ma introduce principi e articoli semplici e di buon senso:
– consentire e incentivare la produzione silvicola e agricola accessoria di pellet, utilizzando legname e materiale organico locale, solo nei momenti di crisi del mercato.
Questa misura non ha l’illusione di sostituire il mercato globale del pellet, ma di affiancarlo come strumento di stabilizzazione e sicurezza, calmierando i prezzi e garantendo una fornitura minima quando si verificano crisi come quella attuale. In concreto, questa proposta punta a:
-proteggere le famiglie nei momenti di scarsità;
-integrare il reddito degli agricoltori;
-ridurre il rischio incendi attraverso la gestione dei boschi;
-presidiare il territorio;
-rafforzare la sicurezza energetica dell’isola.
Ribadendo un principio fondamentale che varrá anche per gli altri prodotti sensibili: prima viene la sicurezza, poi il mercato.
Il link per firmare la petizione:
https://c.org/zvMBqstmkY
“Firmare non è un gesto simbolico.
È chiedere una scelta concreta. Adesso.”













