La zia muore di ictus, i parenti sardi non possono andare neanche a vederla cremare: morire ai tempi del virus

La storia struggente raccontata da Gianfranco Carboni


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Il dolore che uno ha e rimane. Numerose vicende di questi tempi sono assurde, allucinanti e paradossali. Sono tante che sarebbe lungo farne l’elenco, così come sarebbe lungo l’elenco di chi vuol essere comunque protagonista, come “prima”, e dire la sua. Bisogna tenere il “pezzo”, con una tendenza a sollevare l’asticella del rigore. Dentro questo vulnus, vi è un dolore, un’immensa sofferenza in tempi e con metodi “normali”, non vi abbiamo badato, fortunatamente non si è stati coinvolti: la morte di una persona cara, di un amico, di un parente. Nelle parole di un figlio, di un parente, di un amico la stessa sensazione d’angoscia.

Scelgo le parole di un amico, fra quelle che ho avuto modo, purtroppo, di conoscere Francesco: “Mia zia vive in Piemonte, so che la devono cremare. Poi la porteranno in cimitero. Non so se i figli e il marito nato in Sardegna, possano andare. È tutto un caos, mia zia non è morta di corona virus. Una situazione davvero brutta, non è stato possibile starle vicino un solo secondo. Molta gente non arriva ad immaginare tutto il dolore che si prova. Mi metto nei panni di mio zio e miei cugini. Una cosa bruttissima non poter prima assistere alla sofferenza e poi accompagnarla nell’ultimo viaggio. La gente va via sola. Troppo brutto”. Una delle vicende più crudeli e tristi di questo drammatico periodo, un dolore che uno ha ora e rimarrà per sempre.

Gianfranco Carboni

foto di Andrea Mascia


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