La fabbrica illuminata: al via “Ciao Maschio!” stagione di prosa 2016

Cagliari, Palazzo Siotto

Negli ultimi anni “I gioielli indiscreti”, titolo mutuato dal romanzo di Diderot, al centro sempre l’universo femminile e i suoi rapporti con l’altra metà del cielo. Nel 2016 CIAO MASCHIO!, la nuova rassegna di voci femminili firmata da La Fabbrica Illuminata. Questa volta il titolo si ispira alla corrosiva parabola cinematografica di Marco Ferreri, il film del 1978 con Gerard Depardieu e Ornella Muti, “spiazzante, irridente, amarissima, segnata da un femminismo inferocito che annulla il maschio ormai svuotato e lo riduce a oggetto, a semplice strumento per procreare”, spiega Marco Parodi, il direttore artistico della compagnia e della rassegna.

Cinque appuntamenti, fra gennaio e giugno, sette monologhi, scritti da Antonia Brancati, Jean Cocteau, Christa Wolf, Marguerite Yourcenar, Adheleid Roosen, Grazia Deledda, Giuseppe Manfridi. In scena attrici importanti del panorama nazionale, come Raffaella Azim, e alcune fra le migliori interpreti del teatro sardo, come Elena Pau, Monica Zuncheddu, Maria Loi.

Si parte sabato 30 gennaio, alle 21, nella Sala Ritratti di Palazzo Siotto (via dei Genovesi, 114), a Cagliari, con i primi due monologhi, con la regia di Parodi e i costumi di Salvatore Aresu. In cartellone PENELOPE di Antonia Brancati (rappresentante in Italia di importanti autori teatrali stranieri, traduttrice e scrittrice per il teatro, figlia di Vitaliano Brancati e di Anna Proclemer, due “giganti” della letteratura e del teatro italiani), che presenta una Penelope moderna, quasi ribelle di fronte alla sua tela infinita, affannata mentre accende un registratore e inizia a registrare un messaggio per il suo Ulisse lontano. Ma questo suo parlare diventerà un viaggio a ritroso nei suoi pensieri più reconditi, dal quale viene svegliata solo grazie al suono di un violino.

L’interrogativo, e filo conduttore del monologo, è: quale messaggio avrà registrato per l’amato sposo? In scena, a interpretare la figura della fedele compagna del mitico Odisseo, Federica Boi.

A seguire, IL BELL’INDIFFERENTE di Jean Cocteau, il monologo scritto nel 1940 dal poeta, scrittore e drammaturgo francese per Edith Piaf, voce interprete del filone realista (chanteuse réaliste di “La vie en rose” e “Non, je ne regrette rien” ), l’”Usignolo”, nota anche come “Passerotto”, per la sua statura minuta. Dieci anni separano questo testo dal celebre “La voce umana”, scritto nel 1930. Due drammi della solitudine, protagoniste due donne “malate” d’amore. “Il bell’indifferente” appartiene a quel “Theatre de poche” che Cocteau scrisse proprio tra gli anni ’30 e ’40: monologhi, canzoni, composti ispirandosi a grandi figure di artisti come la Piaf e Jean Marais, che segnarono la vita culturale del suo tempo.

“E’ un monologo essenziale, un dramma dominato dalla solitudine della protagonista, una cantante attrice che con la sua storia di un amore sfibrato dall’abitudine, diventa simbolo straziante della condizione della donna di fronte all’indifferenza del mondo (e degli uomini), incarnato da Emile, l’amante”. Così scrisse Cocteau sul suo dramma al femminile, che si dipana all’interno di un ambiente claustrofobico, nel quale una donna tenta di riconquistare il suo uomo, “il bell’indifferente”, appunto, disposta a tutto pur di non perderlo. Ma l’afasico interlocutore preferisce non farsi coinvolgere dalle sue parole: rimane muto e non smette mai di leggere il giornale. In scena Maria Loi (* la foto allegata è di Fiorella Sanna), con Alessandro Licciardi.

Biglietto intero 10 euro; ridotto 7 euro

 

 


In questo articolo: