Ganau: “Accettare la sfida della crisi dei rifugiati. Sì ai confini aperti in Europa”

Così il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau intervenendo questo pomeriggio al convegno “Per l’Europa federale dei diritti civili e sociali”. «La domanda di sicurezza esiste, ma non è prioritaria – ha sottolineato il presidente Ganau – prima vengono altri bisogni come il lavoro e la salute»

«Sono un convinto europeista e sono preoccupato per il ritorno del nazionalismo e per la deriva di un’Europa sempre più egemonizzata dalle forze che mirano a distruggere il senso dello stare insieme. Il disincanto populista accomuna elettori di desta e di sinistra in un dibattito che riguarda non solo l’Unione europea ma il mondo intero».

Così il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau intervenendo questo pomeriggio al convegno “Per l’Europa federale dei diritti civili e sociali”, organizzato a Sassari dall’associazione Sinistra-autonomia-federalismo nella sede della Camera di Commercio e coordinato da Danilo Idda e Tore Cherchi, al quale sono intervenuti tra gli altri il sindaco di Sassari, Nicola Sanna e i costituzionalisti Omar Chessa e Gianmario Demuro.

«La domanda di sicurezza esiste, ma non è prioritaria – ha sottolineato il presidente Ganau – prima vengono altri bisogni come il lavoro e la salute ed è l’incapacità degli stati di rispondere a queste necessità il vero problema. Il processo di integrazione europea dimostra chiaramente le sue contraddizioni. I paesi dell’Unione europea non hanno ancora avuto il coraggio di compiere il passo decisivo, l’istituzione di un governo federale europeo, responsabile della politica estera e della politica economica. La democrazia nazionale langue, perché manca la democrazia europea. L’obiettivo che la sinistra deve porsi è quello di rinvigorire l’Unione europea sulla base di principi democratici perché i grandi problemi che dobbiamo affrontare non si possono risolvere fino a che non saremo uniti come europei. È necessario provare a fare autocritica perché negli anni della crisi da una parte non siamo stati capaci di sostenere l’economia e sviluppare occupazione, dall’altra anche le politiche d’accoglienza non sono state gestite al meglio. Concentrare un gran numero di migranti all’interno dei centri di accoglienza è stato un errore. Abbiamo consentito che si vivesse in condizioni inaccettabili, facendo finta di non vedere che dietro c’era un business. L’Europa e l’Italia per prima, sono state la culla della democrazia – ha aggiunto – ma oggi ne affrontiamo la crisi e quello che rimane è una democrazia a bassa intensità nell’assicurare i diritti umani per chi attraversa i luoghi e non luoghi nella più piena solitudine. Se vogliamo evitare – ha concluso – che l’Europa si disgreghi sotto la spinta dei nazionalismi, abbiamo bisogno di diffondere speranza per l’Europa con una narrazione in senso federalista e con un piano per un’Europa unita, dai confini aperti, che accetti la fida della crisi dei rifugiati».


In questo articolo: