La Asl di Cagliari compie un nuovo passo nell’attuazione della legge regionale sul fine vita e istituisce la commissione multidisciplinare permanente che avrà il compito di valutare le richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito nei casi previsti dalla normativa e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale. L’organismo è composto da sei professionisti con competenze differenti: Laura Di Giuseppe, dirigente medico palliativista; Giuseppina Pilia, dirigente medico neurologo; Martina Pinna, dirigente medico psichiatra; Mario Cardia, dirigente medico anestesista; Luigi Giacomo Loi, infermiere; e Silvia Garau, dirigente psicologo. La nomina arriva mentre resta aperto il contenzioso sulla legge regionale sarda. Il Governo ha infatti impugnato il provvedimento davanti alla Corte costituzionale, ritenendo che la materia debba essere disciplinata dallo Stato. In attesa della decisione della Consulta, però, la normativa regionale continua a trovare applicazione, e la Asl del capoluogo ha deciso di procedere con l’organizzazione delle attività previste.
La commissione sarà chiamata a esaminare le istanze presentate dai cittadini che ritengano di possedere i requisiti indicati dalla Corte costituzionale per accedere al suicidio medicalmente assistito. Tra i suoi compiti rientra quello di assicurare un confronto diretto con il richiedente e verificare che abbia ricevuto un’informazione completa sulle possibili alternative, a partire dall’accesso alle cure palliative e alla sedazione palliativa profonda continua, oltre che sul diritto di rifiutare o revocare in qualsiasi momento il consenso ai trattamenti sanitari, compresi quelli di sostegno vitale.
Qualora vengano accertate tutte le condizioni previste dalla normativa vigente, sarà la stessa commissione a definire le modalità della procedura, con l’obiettivo di garantire un percorso rispettoso della dignità della persona e volto a limitare quanto più possibile la sofferenza nel fine vita.
Con l’istituzione dell’organismo multidisciplinare, la Asl di Cagliari si dota dunque dello strumento operativo previsto dalla legge regionale, in attesa che la Corte costituzionale si pronunci definitivamente sul ricorso presentato dal Governo.











