Il Sindacato Medici Italiani della Sardegna esprime profondo dolore e sgomento per la tragica scomparsa del giovane medico di medicina generale di Nuoro. È il secondo medico di Medicina Generale che perdiamo nell’arco di pochi mesi. Due giovani professionisti, due vite spezzate, due colleghi che ogni giorno svolgevano con dedizione l’oneroso compito di prendersi cura di una grossa fetta della collettività. Ancora una volta il nostro primo pensiero va alla famiglia, agli amici. Questo è il tempo del lutto, del silenzio e del cordoglio e più di tutto è il tempo del rispetto.
Riteniamo frutto di inopportuna speculazione giornalistica, riportare la notizia con ricostruzioni affrettate che insinuano dubbi e ipotesi lesivi della memoria e della dignità di un giovane medico. Allo stesso modo riteniamo grave che di fronte a questa tragedia umana l’attenzione venga rapidamente spostata sulle conseguenze organizzative e sulla carenza assistenziale che questa perdita comporta.
Il Medico di Medicina Generale continua a essere percepito solo come erogatore di una prestazione essenziale, perdendo quasi ogni riconoscimento della propria dimensione e dignità personale.
“La morte del giovane collega avrebbe dovuto essere raccontata per ciò che è: un evento tragico che impone rispetto e nel contempo induce alla riflessione sulle condizioni in cui oggi operano i medici di medicina generale, considerando che il carico lavorativo potrebbe aver contribuito a comprometterne le condizioni di salute fisica e psichica. Non è più ammissibile, né utile a un contesto lavorativo sano ed equilibrato, considerare il MMG solo in funzione del bisogno, ignorando le criticità del ruolo, spesso all’origine dell’attuale grave carenza.
Non si può ignorare un dato evidente: la medicina generale è oggi gravata da ritmi di lavoro divenuti insostenibili. Carichi assistenziali crescenti, carenza di personale, burocrazia opprimente, responsabilità sempre più estese e una cronica mancanza di supporti organizzativi.
È sempre più frequente l’atteggiamento pretenzioso e giudicante nei confronti del MMG, sia da parte delle istituzioni che della popolazione generale, senza che si abbia una reale conoscenza delle dinamiche di questo lavoro dove il carico assistenziale è tale da portare allo sfinimento mentale, fisico e, ahinoi, spesso emotivo.
Costituiamo il primo presidio del Servizio Sanitario Nazionale sul territorio. Operiamo spesso in solitudine, con liste di pazienti sempre più numerose e con un sistema che scarica su di noi funzioni e incombenze senza adeguate tutele.
La scomparsa di due giovani colleghi in così breve tempo deve interrogarci profondamente. Non è accettabile che chi si prende cura della collettività sia lasciato solo, senza strumenti, senza reti di supporto e senza condizioni di lavoro sostenibili.
Chiediamo rispetto per il dolore delle famiglie e dei colleghi. Chiediamo onestà intellettuale nell’approcciare a ciò che riguarda la Medicina Generale in questo momento di grande criticità. Chiediamo responsabilità nella comunicazione.
Oggi è il tempo del lutto. Ma da domani, alla luce di queste consapevolezze, dovrà essere il tempo delle risposte”.












