Dolianova, il bancomat non gli eroga i soldi: “Devo attendere 2 mesi per riaverli, come posso aiutare mio figlio malato?”

Ha digitato il codice e chiesto 500 euro, ma dalla bocchetta non è uscito nulla. Antonino Scanu, 78 anni, ex lavoratore della Nato, è disperato: “Addio a parte della mia pensione, con quei soldi devo curare mio figlio malato e, con ciò che mi rimane, pagare l’affitto e riuscire a mangiare. Ho un estremo bisogno di aiuto”

Beffato allo sportello del bancomat. I 500 euro chiesti “lo scorso 27 maggio in Corso Repubblica a Dolianova non sono mai usciti dalla bocchetta”. E da quel giorno, Antonino Scanu, 78 anni, pensionato, un passato come lavoratore della Nato, “ho fatto l’interprete di inglese per i soldati nella base di Decimomannu”, è iniziata un’odissea che dura ancora oggi. Dopo aver visto di essere rimasto a secco, Scanu è entrato nella filiale per chiedere come fare per avere il denaro: “Il direttore dell’agenzia mi ha invitato ad andare dal direttore delle Poste”. Detto, fatto. Scanu spiega ciò che gli è capitato e, davanti ai suoi occhi, viene compilato “un modello di contestazione addebito per i servizi Bancoposta, trasmessa alla direzione nazionale delle Poste a Roma”. Tempi brevi? Nemmeno per idea. Stando a una denuncia, già scritta, che presto finirà all’attenzione dei carabinieri di Dolianova, infatti, “secondo il direttore dello sportello il direttore delle poste non doveva inviare a Roma il modello di contestazione, ma a lui”. Una vicenda che ha tutto il sapore di rimpalli, quindi, tra due realtà diverse. Col pensionato che non può fare affidamento “su una parte importante della mia pensione di 1300 euro”. E, come racconta, “dal 28 maggio devo fare la spola tra la filiale della banca e le poste, cercando di riavere i miei soldi indebitamente trattenuti”.
Denari che risultano fondamentali per tutta una serie di urgenze: “I 500 euro mi servono per aiutare e curare mio figlio malato che, due settimane al mese, vive insieme a me. Riceve già 300 euro al mese dal suo amministratore di sostegno, ma le spese che devo affrontare per farlo vivere bene sono più alte. Inoltre, vivo in affitto e devo pagare una pigione di 450 euro al mese. Mentre i due direttori sembra che non vogliano dialogare tra loro ho fatture di luce, acqua e altre spese da pagare. Entro domani andrò a depositare la denuncia ai carabinieri, sperando che sia possibile risolvere questa mia via Crucis. Ho un estremo bisogno di aiuto, non posso nemmeno pagare la benzina e l’assicurazione all’automobile ed è come se fossi prigioniero in casa”.


In questo articolo: