Ciclabili a Cagliari, Farris replica a Marcialis: “Il problema non è il vocabolario, ma gli studi che il Comune non pubblica”. E la petizione sfiora le 5 mila firme.
Non si placa il confronto sulle ciclabili a Cagliari. Dopo l’intervento dell’assessore alla Mobilità Yuri Marcialis, che ha voluto chiarire la differenza tra piste ciclabili e corsie ciclabili, spiegando che la scelta dell’una o dell’altra soluzione non è arbitraria ma dipende dalle caratteristiche dei diversi percorsi previste dal Codice della strada, arriva la replica del Consigliere comunale e capogruppo di Civica 2024, Giuseppe Farris.
Per Farris, la questione sollevata dall’Assessore sposta l’attenzione dal vero nodo della discussione. “Lo ringraziamo per averci chiarito la differenza tra piste ciclabili e corsie ciclabili. A Cagliari, evidentemente, il problema non è il traffico, non sono le strade ristrette o i parcheggi che spariscono. Il problema era il vocabolario”, afferma con tono ironico.
Il capogruppo di Civica 2024 sostiene che i cittadini chiedano risposte ben diverse da una lezione di terminologia. “I cagliaritani non vivono dentro il Codice della strada: vivono in una città già congestionata, dove continuano a comparire piste e corsie ciclabili. Chiamatele piste, corsie, tratteggi o come volete: il punto non cambia. Se si sottrae spazio alla viabilità senza dimostrare che quell’opera serve davvero, non si sta facendo mobilità sostenibile”, dichiara.
Da qui la richiesta rivolta all’Amministrazione comunale di pubblicare gli studi che hanno portato alla realizzazione delle nuove infrastrutture dedicate alle biciclette. “Prima delle lezioni di terminologia, il Comune pubblichi i dati. Quanti ciclisti utilizzano davvero queste infrastrutture? Quanto traffico hanno ridotto? Quali benefici hanno prodotto? Sono queste le risposte che i cittadini aspettano”, chiarisce.
Il Consigliere infine rilancia la petizione promossa da Civica 2024, per chiedere di effettuare studi preventivi sull’impatto delle ciclabili prima di realizzarne di nuove.
“Intanto la nostra petizione (quasi 5000 le firme raccolte) va avanti”, conclude Farris.








