Aggredito a Sassari per la sua fede rossoblù: 65enne colpito al volto da un gruppo di tifosi
Un pomeriggio di calcio e parole si è trasformato in violenza gratuita. È quanto accaduto a Salvatore Chessa, 65 anni, residente a Sassari ma tifoso dichiarato del Cagliari, aggredito da un gruppo di presunti tifosi della Torres al termine di una discussione sportiva.
Secondo il racconto dell’uomo, l’episodio si è verificato ieri pomeriggio: inizialmente solo uno scambio di opinioni sul calcio, poi l’improvvisa escalation. Chessa sarebbe stato colpito con un pugno al volto, riportando un evidente ematoma sotto l’occhio e la rottura degli occhiali. Un’aggressione che, stando a quanto riferito, sarebbe avvenuta unicamente a causa della sua fede calcistica.
“Non sono tanto i colpi presi a farmi male – racconta – ma l’ignoranza sportiva dimostrata”. Chessa ribadisce con forza il suo attaccamento non solo al Cagliari, ma al calcio sardo in generale: “Continuerò a tifare Cagliari, Torres e tutte le squadre sarde quando giocano contro quelle del continente”.
Parole che suonano come una risposta civile a un gesto che nulla ha a che fare con lo sport. L’episodio riaccende i riflettori sul tema della violenza legata al tifo, anche a livelli lontani dai grandi stadi e dalle categorie professionistiche, dove il confronto dovrebbe restare acceso ma sempre rispettoso.
“Sassari è una città piccola, certe cose non si dimenticano”, conclude l’uomo, ancora scosso per quanto accaduto.
Un fatto grave, che merita attenzione e condanna, perché il calcio – soprattutto in Sardegna – dovrebbe unire, non diventare pretesto per l’odio.












