Caso di meningite al Marino, allarme contagio tra gli infermieri

Ieri sera un caso urgente di meningite tubercolotica all’ospedale Marino, dopo l’operazione nessuna sanificazione. Gli operatori sanitari: “Qui rischiamo il contagio”

Erano le 20,40 di ieri, quando all’ospedale Marino di Cagliari è stato trasportato in ambulanza un giovane senegalese in gravi condizioni: una meningite tubercolotica aperta. Un caso urgente che ha richiesto un’operazione immediata senza che il giovane extracomunitario passasse prima per il Pronto soccorso: l’intervento al cranio si è concluso alle 23,45, poi il paziente è stato trasportato nel reparto di rianimazione del Policlinico di Monserrato. Le sue condizioni sarebbero critiche, e ora sale la paura tra gli operatori sanitari del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Marino: “la sala operatoria non è stata vaporizzata dopo l’intervento, qui rischiamo il contagio”.

Venti in tutto gli operatori sanitari, tra infermieri, medici, anestesisti e Oss, coinvolti nella vicenda. Oltre a due pazienti del reparto di Neurochirurgia, tra cui un bambino di otto anni che è stato operato stamattina, proprio in quella sala dove è avvenuto l’intervento al giovane senegalese affetto da meningite. “Non è stato sterilizzato il respiratore – denunciano gli infermieri del Marino – così come non sono stati puliti i filtri dell’aria dei condizionatori e i condotti dell’aerazione comunicanti tra le sale, nonostante il contagio in questi casi può avvenire anche per via aerea. È stata fatta solo una sanificazione generale. Oltretutto ieri non siamo stati avvisati che si trattava di una meningite tubercolotica: oggi abbiamo avvisato la direzione ma ci è stato detto di lavorare comunque. La vaporizzazione della sala operatoria, che di solito avviene la notte o la mattina presto prima che si entri a lavorare, è stata fatta stamattina, esattamente undici ore dopo l’intervento di meningite, con infermieri e pazienti in sala e in reparto: una vergogna”.

Sul caso interviene anche il segretario provinciale della Fials, Paolo Cugliara. Contattato telefonicamente chiede che “l’azienda sanitaria disponga tutti gli accertamenti necessari per salvaguardare l’incolumità degli operatori, e garantire ai pazienti l’assoluta sicurezza”.


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