Ieri è ritornato, il Poeta.
Franco Arminio ogni tanto una capatina in Sardegna la fa, lui ramingo e instancabile viaggiatore e aedo nell’Italia dei paesi e dei luoghi dello sguardo, come ama definirli.
Il poeta e paesologo ha presentato a Sa Manifattura di Cagliari il suo ultimo libro “L’incredibile non si può dire a tutti”, che segna il suo ritorno al testo poetico. L’incontro fa parte del Festival Dicembre Letterario, organizzato dal Club Jane Austen, l’associazione culturale fondata nel 2014 a Villacidro da Giuditta Sireus per promuovere la lettura, la cultura e l’inclusione sociale, ormai diffusa tra Cagliari, Sassari, Nuoro, Galtellì e Villacidro.
Franco Arminio torna alla poesia e lo fa con un tema a lui congeniale, l’amore, soprattutto inteso come rimedio alle brutture del periodo storico che il mondo sta vivendo: un amore senza tempo, senza protagonisti, incentrato come sempre sulla donna, l’amore che “è la vana pretesa di dare/ un’ossatura all’infinito/una perfezione all’errore”. Il primo suo gesto è stato quello di sistemare una bandiera per la pace, per i bambini di Gaza. Questo nuovo libro, come sempre per Arminio, è in fieri come la sua parola poetica, mai definitiva, dato che si tratta dii un poeta che ha fatto della scrittura poetica il suo respiro sul mondo, quindi un continuum perennemente spezzato, come i gesti della vita, nei suoi temi preferiti: la natura, il paese e i suoi luoghi, l’anelito della vita e anche la morte, che sempre ci sta accanto, temuta e sofferta da vivi.
Ha detto che la fragilità sempre lo accompagna, in tutti i frangenti della vita, dominata dall’ansia. E forse proprio questa precarietà è spunto poetico: mai assuefarsi e perdere lo sguardo di ogni cosa, mai scegliere un’osservazione superficiale, che non ci porti oltre il contingente, il banale, l’abitudine che fa trascurare il profondo senso delle cose, l’immersione nell’altro attraverso la scrittura, che unisce le debolezze di ognuno trasformandole in forza collettiva.
Così Arminio ha raccontato la sua vita e le difficoltà di un’infanzia vissuta nell’autenticità ma anche nell’incertezza, nella paura del domani, anche perché è un caso nascere a Cagliari o in Marocco, vivere in un luogo piuttosto che un altro. Perciò non si definisce un “poeta da salotto”, da cui deriva questa necessità di portare la parola poetica in un continuo viaggio, perché è salvifica e liberatoria. Sarà proprio questo l’incredibile che non si può dire a tutti? L’amore è la chiave per risolvere la paura, diventa preghiera e si veste di religiosità, è mezzo di sopravvivenza, per restare umani, il “tentativo di chiudere un buco che non si chiude mai”.
“L’amore è quando incontriamo/qualcuno a cui lasciare/la chiave con cui entriamo nel mondo/la finestra da cui lo guardiamo”, sempre legato, come è motivo ricorrente in Arminio, alla poesia che ci fa dire proprio quelle parole che altrimenti non saremmo capaci di riconoscere e di dire a tutti, come recita il titolo di quest’ultima fatica di un poeta fuori dai canoni, che sa scherzare col pubblico, narrarsi, esporsi, dote veramente poco comune ai “poeti laureati” di cui è felice di non fare parte.
La Sardegna gli è particolarmente cara e oggi è a Tortolì per un altro incontro.
E stamattina su Facebook (perché è un poeta anche dei social) ci ha regalato quest’altra perla dedicata a Cagliari, perché lui i versi che non pubblicherà mai li elargisce, a piene mani, a conferma della naturalità della sua scrittura e del bisogno quasi sacro di farne veicolo di fratellanza.
Cagliari stesa al sole,
chiara, elegante, silenziosa.
Cagliari calda e salutare,
le case fiorite, le strade
in mezzo al mare.













