Fiamme partite 2 km prima e lasciate incontrollate per un tempo inaudito, libere di saltare la strada su più versanti”.
Il rogo è partito verso le 10,30 e si è sviluppato per vari chilometri verso sud dell’Inaf “alimentato da un vento occidentale, dapprima solo accennato ma che si è intensificato nel pomeriggio. Il fuoco è passato, nel punto più vicino, a circa 500 metri da noi, bruciando perlopiù campi e filari di alberi, ma anche vigne e oliveti, e minacciando molti edifici rurali. Si stimano al momento 100 ettari ma abbiamo il dubbio che sia qualcosa di più.
Ogni volta che in una zona sembrava fosse quasi spento, ecco spuntare altre fiamme e arrivare altri uomini e mezzi. Il lavoro delle squadre di soccorso è stato spettacolare.
Da terra, un gran numero di pick up e autocisterne di Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Forestali e Barracelli (magari anche altri ma era impossibile vederli tutti), seguiva sopravvento e spegneva, con molti uomini, il fronte da molto vicino evitando che si espandesse alle zone più abitate e alberate” spiega l’Osservatorio Astronomico di Cagliari.
“Ben cinque elicotteri, ognuno diverso e con sue proprie caratteristiche di peso, di autonomia e capacità, si sono alternati nello spegnimento per ore. Nel pomeriggio è sopraggiunto un Canadair che ha dato il colpo di grazia alle fiamme dopo una serie interminabile di voli.
Tra gli elicotteri, spiccava per colore e dimensioni il famoso “Superpuma”, proveniente da Fenosu (Oristano) che ha fatto base proprio di fronte all’Osservatorio in quanto era accompagnato da una autocisterna di carburante”.
Pili aggiunge: “Oggi l’esito è disastroso, ma solo per un miracolo non si contano vittime”.










