Il cuore produttivo dell’Isola batte nei servizi. E ora chiede ascolto. Saranno 170 delegate e delegati, in rappresentanza di tutti i territori sardi, a confrontarsi il 5 e 6 marzo 2026 al Salone Dino Zedda della Fiera di Cagliari per il 13º Congresso regionale della UILTuCS Sardegna. Attesi oltre 100 ospiti tra istituzioni, mondo del lavoro e professioni. I numeri spiegano la posta in gioco: in Sardegna il terziario occupa più di 450 mila lavoratrici e lavoratori, vale a dire oltre due terzi dell’occupazione complessiva regionale. Commercio e turismo trainano l’economia, mentre i servizi alla persona – dall’assistenza alla vigilanza privata – garantiscono coesione sociale e qualità della vita. Un comparto enorme, ma ancora fragile. Dietro il peso economico si nascondono salari insufficienti, precarietà diffusa, part-time involontario, ritardi nei rinnovi contrattuali e una trasformazione profonda legata a digitalizzazione e intelligenza artificiale che sta cambiando organizzazione e carichi di lavoro. Il Congresso, dal titolo “La Grande Espressione – Vite che contano”, punta a trasformare questi numeri in una piattaforma politica e sindacale. “La Grande Espressione è la voce che collettivamente vogliamo alzare”, spiega il segretario regionale Cristiano Ardau.
“È l’affermazione della dignità, della professionalità e del rispetto del valore umano dietro ogni servizio. Parliamo di donne e uomini che non sono numeri ma persone, con storie, competenze e diritti. In una regione dove il terziario rappresenta oltre due terzi dell’occupazione, chiediamo che questa centralità economica diventi finalmente centralità salariale e contrattuale”. Per la Federazione della UIL che in Sardegna organizza il maggior numero di iscritti nel settore privato, l’appuntamento rappresenta un passaggio strategico. Non solo un momento statutario, ma una scelta di campo: fare del terziario non il settore dei lavori “di passaggio”, bensì un pilastro di occupazione stabile, qualificata e riconosciuta. In un’Isola dove il lavoro nei servizi è ormai dominante, la sfida è trasformare la centralità economica in centralità contrattuale e salariale. Perché quei 450 mila posti di lavoro non restino una statistica, ma diventino davvero – come recita lo slogan congressuale – vite che contano













