Sprechi, Devias: “Nessuno parla degli stipendi ai cappellani militari”

La dura lettera del leader indipendentista Pier Francesco Devias. Parole forti, dai selfie di Cappellacci ai 3.000 euro per un libro di preghiere indirizzato ad un cappellano in missione

di Fabio Leo

“Lotta agli sprechi? Perché i politici non parlano mai degli inutili stipendi dei cappellani militari”? Con queste dichiarazioni al fulmicotone, si apre la lettera-denuncia del leader indipendentista Pier Francesco Devias. “Lo stesso papa Francesco, davanti a tanto abominio, ha dovuto dichiarare che in caserma e nelle missioni all’estero non servono sacerdoti coi gradi” e ancora: “Nel mentre i cittadini fanno colletta per la carta igienica nelle scuole dei figli”. Ne ha per tutti Devias, dal selfie dell’ex Presidente Cappellacci, ai 3000 euro per un libro di preghiere indirizzato ad un cappellano in missione in Afghanistan. Parole forti, senza mezzi termini, quelle dell’ex esponente di Unidu, racchiuse all’interno di un messaggio pubblico indirizzato ai rappresentanti politici nazionali.  

È da appena un mese che hanno cessato di tuonare i tromboni della propaganda nazionalpopolare, che giocando alla caccia alla Kasta spacciavano la centralizzazione per “lotta agli sprechi”. E visto che di lotta agli sprechi vogliamo parlare, allora segnalo una cosa che non tutti sanno. Parliamo delle cifre esorbitanti che i cittadini spendono per gli stipendi dei cappellani militari. Gli stipendi dei duecento religiosi che prestano servizio nelle forze armate italiane sono equiparati a quelli dei militari. Alcuni di loro percepiscono lo stipendio di un colonnello o di un generale di corpo d’armata. Nel 2017, dopo ridicole riduzioni spacciate per “taglio alle spese”, questi preti d’oro ci costeranno circa 10 milioni di euro. A questi devono essere aggiunti circa sette milioni di trattamento pensionistico. Poi a queste cifre deve essere aggiunto il pagamento delle indennità: per esempio se il prete dei paracadutisti (uno è stato anche istruttore) si butta col paracadute ha diritto all’indennità di lancio. Il prete della Marina, quando non è a terra, riceve l’indennità di imbarco. Poi c’è l’indennità di trasferimento, un rimborso per il trasporto del bagaglio personale e dei mobili e l’indennizzo chilometrico per gli spostamenti. E quando vanno in missione internazionale il loro stipendio aumenta ancora. A tutto questo va aggiunto il pagamento dello straordinario per ogni prestazione successiva alle ore 16.30, perché fanno orario d’ufficio. Mi ricordo anche di un finanziamento regionale di 3000 euro dell’allora presidente Selfie Cappellacci per il libro di preghiere di un prete sardo in missione in Afghanistan. Poverino, forse non aveva soldi per pubblicarselo da solo. Lo stesso papa Francesco, davanti a tanto abominio, ha dovuto dichiarare che in caserma e nelle missioni all’estero non servono sacerdoti coi gradi.Ma evidentemente tra lo Stato italiano e i preti c’è un’intesa differente. Per cui anche per questo anno sono stati stanziati una valanga di milioni pubblici per illustrare ai ricchi generali le virtù della povertà terrena e spiegare la pace a chi vive di guerra. Nel mentre i cittadini si collettano la carta igienica per le scuole dei figli.Ma davvero vuoi ancora appartenere ad uno Stato del genere? 


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