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Sardegna, Natale flop per abbigliamento e accessori

di Redazione Cagliari Online
23 Dicembre 2017
in area-vasta

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Mercatini di Natale in piazza Garibaldi e a Pirri. No a via Roma

Mercatino di Natale nel corso Vittorio Emanuele II

Ad un passo da Natale il commercio al dettaglio isolano fa i primi bilanci. Nonostante in tutta la Sardegna i centri commerciali naturali siano rinati dal punto di vista delle iniziative sia pubbliche sia private dei commercianti stessi. Ogni città, mai come quest’anno da almeno dieci anni a questa parte, ha fatto la sua parte con luminarie, mercatini ed eventi, nella speranza di attirare l’attenzione dei consumatori. Eppure la risposta non c’è stata. E la ripresa tanto sperata è rimasta al palo. Dieci anni di crisi si fanno sentire come un peso grandissimo e anche il pur minimo segnale in alcune attività, non aiuta a colmare le ferite profonde.

“In pochi ormai fanno shopping in centro e chi lo fa si muove con budget limitati e rigidamente prestabiliti– dice Gian Battista Piana, direttore Confesercenti Sardegna – se in alcune realtà si registra qualche punto percentuale di incremento, questo purtroppo rappresenta ben poca cosa se rapportato alle perdite subite in questa serie interminabile di anni veramente difficili. Stesso discorso vale  per la tecnologia (nonostante i luoghi comuni) e per gli alimentari, su cui comunque registriamo un piccolo miglioramento, un +3% che comunque, per le ragioni che dicevo prima, non rappresenta molto ma che a voler essere positivi  prendiamo come un segnale di incoraggiamento”.

E se il centro storico di Cagliari continua a vivere il suo inesorabile declino per quanto riguarda gli acquisti di vestiario e annessi, con tiepidi afflussi di gente e pochi affari, il resto dell’Isola non sorride affatto. Se mai si potesse fare una classifica delle peggiori, sicuramente Oristano si garantisce il primato in negativo “C’è una disperazione incredibile – commenta Maria Grazia Angius, vice presidente provinciale Confesercenti – il calo è grandissimo in tanti esercizi commerciali, ma tra la concorrenza dei grandi Centri commerciali, dei negozi cinesi e di internet, non resta più nulla, se non cambiare rotta”. Specializzarsi, fare formazione e soprattutto far conoscere qual è realmente il costo del risparmio scegliendo di acquistare altrove a minor prezzo: perché in ogni alternativa più economica c’è sempre una perdita e un impoverimento dei territori e delle persone.

Franco Pau presidente provinciale di Nuoro con negozi sparsi in tutta la provincia e oltre: “Il Natale non è più sentito come una volta nelle spese della gente, quest’anno in particolare. Si stanno facendo incassi da giornate normali, con il crollo anche del 40% rispetto all’anno scorso. Ormai non c’è più l’occasione Natale per comprare, i soldi non ci sono e chi ha potuto acquistare lo ha fatto nel Black Friday. Un dicembre così catastrofico non ce lo aspettavamo proprio”.

“Guardando i dati nazionali per quanto riguarda l’abbigliamento, vediamo che il 34% delle persone fa acquisti nei  centri commerciali e il 31% nei negozi di vicinato – dice Roberto Bolognese, presidente Confesercenti Sardegna – ma il dato più importante è un 32% che acquista su Internet che cattura la fetta di mercato dei più giovani. E in un’isola come la nostra in cui i centri commerciali hanno letteralmente invaso tutto il territorio, si può capire bene che rispetto al dato nazionale noi siamo pesantemente sotto.”

Dappertutto si salvano gli esercizi di alimentari, in particolar modo i negozi specializzati di formaggi e salumi e le enoteche, ma il dato più importante lo troviamo nella ristorazione. “Il regalo classico come il profumo, la sciarpa o il pigiama ormai è passato in secondo piano – conclude Bolognese – quello su cui nessuno più risparmia è la ristorazione. Per Capodanno non si trova più un posto disponibile da nessuna parte e ormai la tendenza è andare fuori a cena e a pranzo anche per Natale. Piuttosto che regalare qualcosa, si preferisce condividere dei momenti e l’unica spesa allora diventa quella.”

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