Sabato 17 al cineteatro è stato proiettato un documentario che ripercorre la storia della ferrovia che collegava San Gavino Monreale, Guspini e Gonnosfanadiga alle miniere di Montevecchio. “Un’opera di grande valore storico e umano, capace di restituire voce e dignità a una parte essenziale della memoria del territorio, troppo spesso relegata ai margini del dibattito culturale” spiega Zucca.
“Le testimonianze raccolte nel documentario hanno riportato alla luce spaccati di vita segnati dal sacrificio, dalla fatica e da una solidarietà autentica: quella vissuta nei caselli ferroviari e nelle comunità legate al mondo minerario, dove con pochissimo si costruivano relazioni, senso di appartenenza e mutuo aiuto, fin dall’infanzia. Racconti che non appartengono soltanto al passato, ma che interrogano il presente e dovrebbero rappresentare un riferimento educativo e culturale, soprattutto per le nuove generazioni.
Eppure, di fronte a un evento di tale spessore, colpisce — e non poco — l’assenza di molte associazioni che si autodefiniscono custodi e promotrici della cultura e della storia locale. Realtà spesso in prima linea quando si tratta di presenziare iniziative di carattere più leggero o mediatico, ma inspiegabilmente silenti quando la cultura assume contorni più profondi, scomodi e impegnativi”.
“Questa assenza non è un dettaglio trascurabile, ma il sintomo di una selezione discutibile delle priorità culturali. Snobbare appuntamenti che raccontano il lavoro, il sacrificio e l’identità di un territorio significa svuotare di contenuto la parola “cultura” e ridurla a semplice etichetta”.
L’opera che viene proposta è di Ruggero Ruggeri ed il suo staff, “un ottimo lavoro svolto, per la qualità del documentario e per l’impegno dimostrato nel recupero e nella valorizzazione di una memoria storica che appartiene all’intera comunità. Un lavoro serio e rigoroso, che dimostra come la cultura possa ancora essere strumento di conoscenza, riflessione e crescita collettiva” conclude Giorgio Zucca.










