Non ho mai visto giocare Gigi Riva, ma ho conosciuto e amato sino a piangere Claudio Ranieri

Oggi so che ci sono due nomi scolpiti per sempre nella leggenda del Cagliari. E dietro Gigi c’è quel 73enne claudicante che piange di gioia ancora una volta, per la quinta volta su cinque per avere vinto il campionato col suo Cagliari. Ranieri è il Cagliari, lo sarà per sempre: anche tra cento anni, quando i ragazzini di allora vedranno le immagini di questo allenatore che ha fatto risorgere ogni volta, anche a distanza di 33 anni, la squadra di una intera regione, la nazione Sardegna


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Non ho mai visto giocare Gigi Riva, ma ho conosciuto e amato sino a piangere Claudio Ranieri. Per Rombo di Tuono non ero nato, ci ho parlato dopo tantissime volte, me ne parla spesso con amore il ristoratore Giacomo. Ho visto tutti i gol ma su cineteca. Oggi so che ci sono due nomi scolpiti per sempre nella leggenda del Cagliari. E dietro Gigi c’è quel 73enne claudicante che piange di gioia ancora una volta, per la quinta volta su cinque per avere vinto il campionato col suo Cagliari. Ranieri è il Cagliari, lo sarà per sempre: anche tra cento anni, quando i ragazzini di allora vedranno le immagini di questo allenatore che ha fatto risorgere ogni volta, anche a distanza di 33 anni, la squadra di una intera regione, la nazione Sardegna.

Claudio Ranieri non è stato per me solo un allenatore di calcio me una filosofia di vita: qualunque problema o obiettivo io abbia avuto, sin da ragazzino mi sono ispirato a lui. Quando diceva “aspirare al massimo significa avere qualche speranza in più almeno per sfiorarlo” io sognavo un giorno di fare davvero il lavoro che amavo, quello di giornalista. Un giorno lo vidi alla sede di via Tola: era un ragazzino, appena arrivato con poco curriculum. Andiamo a Sassari e sfioriamo la vittoria nel derby con la Torres. Con lui e per lui ho fatto più di cento trasferte. Nella penisola ci faceva sentire orgogliosi di essere sardi, come in quella magnifica curva di 4 mila cagliaritani di ieri a Reggio Emilia, città a cui sono particolarmente affezionato.  “Risorgeremo, lo ha detto Claudio Ranieri”, lo cantavamo anche dopo ogni sconfitta. Un giorno durante un allenamento al Poetto mi nascosi per ascoltare le sue parole da giovane: “Ragazzi, ricordatevi che senza fatica nella vita non si ottiene niente: la fatica che sentite adesso, allenandoci con tanta ambizione, un giorno vi farà sentire fortunati”. La promozione dalla serie C alla B, e poi subito alla serie A. La serie A con soli 9 punti al girone di andata e poi quella sforbiciata memorabile di Fonseca a Marassi a stregare la Sampdoria di Vialli e Mancini che vinse lo scudetto. Io c’ero in cento trasferte in tutta Italia, ero completamente pazzo della sua filosofia di vita. Ricordo la figlia Claudia giovanissima, la sua prima Volvo, le volte che ritirava i giornali all’edicola di via Boccelli. Un giorno al ritorno da una trasferta persa  a Reggio Calabria per colpa di un arbitraggio disperato mi disse sul pulmino dell’aereo: tu come l’hai vista?

Claudio Ranieri è l’uomo che insieme a Gigi Riva ha scritto l’epopea del Cagliari, è il Cagliari, Ho sempre sognato che tornasse, ogni anno, perchè l’aveva promesso. Non ho perso una sola partita della sua carriera. Ho visto tutte le sue gare con Napoli, Fiorentina, Valencia, Chelsea, Juventus, Inter, Monaco, ovviamente Leicester, Roma, persino col Fulham e col Watford, col Valencia bis e la Roma bis.  Per seguirle tutte, ma proprio tutte, ho usato a volte collegamenti di fortuna in Inghilterra. Mia moglie l’ha sempre presa col sorriso. Quando ha perso lo scudetto all’ultimo con la sua Roma, fu una tragedia: il destino gli negò di commuoversi nella sua città, sotto il Colosseo. Alla Juventus l’ho seguito in diverse partite dal vivo e fece il miracolo di riportare la squadra dalla serie B alla Champions League. Quando ha vinto la Premier League col Leicester, beh, guardavo anche gli allenamenti per tenermi aggiornato. “Attaccalo attaccalo, push push”, quel mantra riferito sino alla morte. Quando venne a Cagliari con la Sampdoria e scrisse sul pennarello “Per sempre grato” nel tunnel dello stadio dove campeggia la sua foto con la sua sua storia, ancora la commozione nel cuore. Come delle tante volte che sbarcavamo a Civitavecchia, Ielpo in porta, e che sapevamo che comunque avremmo onorato il Cagliari cantandone le gesta. Conosco ogni suo tic. So prevedere ogni cosa che dirà in ogni conferenza stampa. Quando alza la schiena per una domanda complessa. Quando brucia le labbra per un dubbio o un gol sbagliato. “Ma no, ma no , i ragazzi…..sono concentrati….duttili…sbarazzini….”.

Claudio Ranieri è tornato, 33 anni dopo, e ha conquistato la salvezza in serie A lo stesso giorno, il 19 maggio e ancora una volta in Emilia. Quando andò via 30 anni fa disse che qui era troppo amato e considerato un Dio, dunque volle andare a scottarsi a Napoli. Ma quella che ora resta in bilico è la magia e la simbiosi di Ranieri con Cagliari: lo stadio sempre pieno, le trasferte sempre piene. Un feeling perfetto, come se un allenatore facesse l’amore col suo pubblico. Lui non lo nega, Cagliari è la sua vita. Io racconto come per me Ranieri, romano ma “nato” a Cagliari, sia stato per me la bellezza del calcio e il riflesso delle mie ambizioni nella vita. Conosco ogni mossa che fa. Le so in anticipo. So anche quando sbaglierà. Non c’è una sola partita di Claudio Ranieri che io non ho visto in 36 anni. Un giorno disse in Inghilterra che avrebbe voluto fare l’allenatore anche sino a 85 anni, anche col bastone. “Quello che conta è la lucidità, potrei essere il primo ad allenare col bastone”. Chiedo a lui e a Giulini che lui lo possa fare nel Cagliari, certamente non possiamo trovare un condottiero all’altezza. Regaliamogli il nuovo stadio. Facciamolo entrare lì, come un tempo varcava le soglia dell’Amsicora. Claudio Ranieri è la leggenda del Cagliari, perchè Claudio Ranieri, pareggi sconfitte o vittorie, rappresenta il Cagliari e ci mostra sul piatto cosa sia il Cagliari. Cosa sia essere innamorati della Sardegna, E come sia la vita. Tutte quelle donne innamorate allo stadio: forse si sono viste solo con lui?

Non speravo più che Claudio tornasse ma da quando è tornato a Cagliari la mia vita è cambiata. Ho capito quanto grande può essere la riconoscenza dell’uomo che ho idealizzato e di cui conosco tutti i suoi tic: so preveder e ogni parola di ogni intervista, le sue spalle che si alzano d’imperio, le sue braccia conserte, le labbra che ribollano. “Attaccalo attaccalo quello lì, è nostra nostra la palla eccolaaaaaaaaaaa”….La promozione al 94′ a Bari con lo stragol di Pavoletti. La salvezza impensabile a Reggio Emilia portato in trionfo sotto una curva di 4mila sardi. Non so se Claudio Ranieri resterà. Così come non so se Gigi Riva tornerà. Ma io non ho perso una sola partita. Di lui in tutta la sua carriera. Ho tifato la persona, ho pianto più delle sue lacrime. Siamo rimasti in serie A, ma non potrebbe essere più serie A senza di lui. Penso che eravamo ragazzini, ora lui è anziano e io vorrei diventare come lui. Non arrendermi mai. “I ragazzi devono lottare, non ho nulla da rimproverare ai ragazzi”. Tanti anni fa lo disse davanti a me nelle interviste a Torino, aggiustandosi la cravatta, dopo avere letteralmente devastato lo spogliatoio dopo una partita persa incredibilmente per un banale gol di Cravero. Dentro fece esplodere lo spogliatoio, uscì, si stemò il cravattino, e difese i suoi ragazzi. Ora è come il nonno di tutti i noi, anche per chi i nonni li ha perduti. Nonostante i suoi successi mai ha avuto un feeling e una simbiosi come con Cagliari. Il Cagliari è Ranieri, Ranieri è il Cagliari.

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