“Niente pellet nel mio deposito ad Assemini, navi ferme: quando arriverà costerà anche 7,50 euro al sacco”

I carichi fermi nel porto spagnolo di Sagunto, in quello di Genova e in quello di Olbia. Il racconto di Leonardo Peddio: “Tantissimi vogliono il pellet, non possono riscaldarsi in altro modo. È come un bene primario, appena l’avremo il prezzo aumenterà, chi me lo vende mi dice prendere o lasciare”. E l’imprenditore confida: “Sono d’accordo con lo sciopero degli autotrasportatori, il Governo deve fare qualcosa”

“Ho tre carichi di pellet bloccati. Uno è a bordo di una nave nel porto spagnolo di Sagunto, qualche ora fa mi ha detto che non partirà. Un altro al porto di Genova, il terzo al porto di Olbia”. Navi bloccate, in qualche caso, tir e furgoni stoppati dalla protesta degli autotrasportatori in altri casi. Ma il risultato non cambia: il combustibile non arriva nemmeno nel deposito di Assemini di Leonardo Peddio, 66 anni, titolare di un’azienda specializzata nella vendita sia di legna sia, appunto, dell’introvabile pellet. L’uomo ha postato la foto del suo deposito su Facebook con un commento a contorno sin troppo chiaro: “Manca il pellet in tutta la Sardegna, ne abbiamo tre carichi in arrivo, ma bloccati dallo sciopero degli autotrasportatori che protestano contro il caro carburante e non fanno uscire nessuna merce dalla cinta portuale, alla miseria aggiungiamo disagi, sono naturalmente solidale con chi sciopera contro questi aumenti dissennati ma non credo che il problema possa essere trattato a livello regionale, la Regione non ha strumenti per porre rimedio sostanziale al problema dei prezzi del carburante È una situazione bruttissima, un’altra, che si aggiunge a tutte le altre angosce che già ci attanagliavano. Toccada a tennere passientzia’, dicevano i nostri vecchi, ma ‘cussa puru est’ispacciannosi'”.
Contattato dalla nostra redazione, Peddio spiega che “i disagi sono tantissimi, al pari dei clienti che cercano ma non trovano il pellet. È un combustibile affidabile, c’è chi ha abbattuto i caminetti e altre forme di riscaldamento e, ora, non può appunto riscaldarsi. Il pellet è come se fosse un bene primario. Il prezzo ha sfondato il tetto dei sette euro per un sacco da 15 chili, quando lo riporteranno non potrò venderlo a meno di sette euro e cinquanta, è il prezzo che devo fare visti i costi di trasporto e altre spese, incluso il ricarico: purtroppo, quando me lo vendono, mi dicono prendere o lasciare”.


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