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Morire in un campo di calcio: la morte di Luca poteva essere evitata?

di sergio
25 Giugno 2017
in cagliari, centro-storico

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“No alla morte e alle cadute rovinose nei campi di calcio”. Parola di Franco Cardia, responsabile della sicurezza dell’impianto sportivo del Consorzio calcio Sant’Elia 2005. 

Il campo da gioco dell’associazione sportiva dilettantistica del Progetto calcio Sant’Elia di Cagliari, utilizzato anche da numerosi altri sportivi. 

Cardia, ingegnere e progettista, non ci sta a pensare che “i campi da gioco possano diventar luoghi di morte. Nel senso che – aggiunge – i gestori degli impianti sportivi, io per primo ad esempio, dobbiamo far tutto il possibile per poter eliminare qualsiasi rischio pur sapendo che, per carità, esistono anche delle tragiche fatalità”.

EVENTO TRAGICO. A questo punto come non pensare, data la tragicità dell’evento, al decesso avvenuto martedì scorso nei campi della San Francesco di Quartu, dove Luca, piccolo calciatore, sarebbe morto battendo la testa in seguito ad un’ acrobazia simile a quelle fatte in tv dai campioni. 

Chiariamolo subito però: “i campi della San Francesco sono a norma” afferma Claudio Cordeddu, Direttore sportivo della San Francesco di Quartu, raggiunto per dovere di cronaca al telefono dalla nostra redazione: “i campi della nostra società sono un’eccellenza per vari aspetti, su tutti quello della sicurezza”. 

Affermazione condivisa anche dallo stesso Cardia che, parlando “in qualità di ingegnere-progettista e presidente del Consorzio Calcio Sant’Elia, sono certo che la prudenza non è mai troppa e soprattutto, i campi in sintetico, vanno realizzati in modo da evitare in caso di cadute che sono all’ordine del giorno, danni gravi o permanenti ai giocatori”.

Come è presto detto. “Molte società ricorrono alla realizzazione del sottofondo realizzando lastre di calcestruzzo sulle quali ad esempio posano i tappeti di erba sintetica. Basti pensare – prosegue Cardia – che l’80% dei campi sono fatti in questo modo, dove si disputano campionati federali sia nazionali che regionali”.

PAROLE DURE, quelle di Cardia, che fanno riflettere. “C’è chi ovviamente è preposto ad effettuare i controlli sulla COMPLANARITA’ che sulla consistenza delle superfici di gioco. E’ necessario testarle queste superfici calpestabili dai giocatori – rincara Cardia – valutando se il pallone rimbalzi bene e come, nel senso che non deve rimbalzare troppo”, andando a presumere un’eccessiva rigidità che potrebbe essere causa di un infortunio.

IL PROBLEMA è che “i campi minori, che sono la maggior parte, dove le scuole calcio allenano i bambini, non sono assoggettate a controlli da parte degli organi federali”. “Anche l’ingegner Antonio Armeni, presidente della Commissione Collaudo campi in erba, da me contattato – ribadisce Cardia – conferma che l’attualità del problema per il quale si era proposto all’allora presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio Carlo Tavecchio, di sensibilizzare le società in modo di utilizzare gli stessi materiali per i campi dove si disputano i campionati regionali e nazionali”. 

LA SAN FRANCESCO. E’ evidente che “pur confermando la regolarità dei campi di gioco di San Francesco, per gli stessi e per altri, purtroppo è latente il pericolo di danni all’incolumità degli atleti”. Cardia chiede pertanto che “sia la Federazione regionale a rappresentare il problema, anche a seguito della tragedia accaduta, alla F.I.G.C. Nazionale”.

Non solo. Secondo l’ingegnere e progettista Cardia, “andrebbero allertati i Comuni e le società affinché si vigili sulla regolarità e idoneità dei campi in erba sintetica soprattutto quelli minori. La FIGC che ha l’elenco di tutti i campi in terra battuta, e che però stanno per la maggior parte scomparendo, è tenuta a fare questi controlli. Esiste anche la competenza della FIGC a livello nazionale per i campi di erba sintetica”. 

TANTI SOLDI. “Ma il giro dei soldi è pazzesco – precisa Cardia – basti pensare che per omologare i campetti in erba si spendono circa 4500 euro, e l’omologazione dura 3 anni” per disputare i campionati regionali: “eccellenza, promozione, prima e seconda categoria, ma anche nazionali come la serie D e la serie C”.

Ed ecco perché, aggiunge ancora Cardia, “la FIGC può, all’occorrenza, anche inviare ai gestori dei campi delle diffide qualora il campo di calcio non dovesse rispettare gli standard di qualità e sicurezza”.

Insomma, il collaudo di un campetto in erba artificiale consiste nel verificare: pendenza, complanarità e materiali utilizzati. Conclude Cardia: “il valore di una vita è incommensurabile e val la pena proteggerla in tutti i modi”.

Poco dopo, al telefono, una chiamata. E’ l’ingegner Cardia che prennuncia: 

“Sto provvedendo a inoltrare agli organi federali nazionali una denuncia sulla probabilità che si verifichino incidenti per l’incolumità dei praticanti perché provvedano a dare direttive affinché si utilizzino gli stessi materiali per i campi sottoposti a collaudo garantendo per il tappeto erboso un effetto ammortizzante”.

Tags: calciocardia
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