Il gran cuore di una mamma gatta randagia: arriva in clinica moribonda, i medici la aiutano a fare nascere i mici

La gattinaè spirata tra le braccia del personale della clinica veterinaria Duemari che, da anni, lotta contro la violenza e l’abbandono degli animali

Il gran cuore di una mamma gatta randagia è riuscito a resistere sino a quando ha dato alla luce i suoi piccoli. Poi è spirata tra le braccia del personale della clinica veterinaria Duemari che, da anni, lotta contro la violenza e l’abbandono degli animali.
“Questa storia è piuttosto triste : questa splendida micia randagia, gravida a termine, è arrivata al nostro pronto soccorso, viva ma in punto di morte. Abbiamo cercato di stabilizzarla ma non ha risposto alle terapie. Ecograficamente i suoi cuccioli erano vitali e a termine. L’abbiamo tenuta in terapia intensiva il più possibile per cercare di salvarle la vita, ma dopo diverse ore, abbiamo dovuto accettare che non sarebbe sopravvissuta malgrado i nostri sforzi e abbiamo fatto un cesareo d’urgenza. Il tempo di indurre la anestesia e il suo cuore si è arreso, ma i suoi cuccioli no. Ha resistito fino all’ultimo per dare la vita ai suoi piccoli. Ed eccoli qui: sono 5. La storia è triste ma loro sono un inno alla vita, come sempre. Se sopravviveranno cerchiamo balie”. Un problema mai risolto questo del randagismo, nonostante gli sforzi da parte di associazioni, amministrazioni e, soprattutto, tantissimi volontari che ogni giorno operano a loro spese per contrastare il fenomeno e ridurre le sofferenze di soprattutto cani e gatti abbandonati. Lo sa bene Elena Serreli di Monserrato che da anni si occupa di accudire e  sterilizzare le gatte senza padrone.
“La maggior parte della gente pensa che non sia naturale sterilizzare, però secondo loro è naturale abbandonare i cuccioli in campagna oppure notarli investiti dalle macchine.
Certo, non sterilizzo il gatto selvatico che vive in montagna:  madre natura fa il suo corso,
ma in città non c’è niente di naturale.
Quindi non è selezione naturale
ma ignoranza totale”.
L’opera di volontariato di Elena è nata per caso. “Io ho iniziato dalla mia strada con una gatta nera, abbrutita dalla vita randagia, mi aveva impietosito e ho deciso di aiutarla; l’ho portata dal veterinario e come prima cosa è stata sterilizzata. Ora vive serena e tutti nel vicinato la coccolano e le danno cibo decente. In seguito una vicina di casa mi informa che nello sterrato dietro casa sua, due gatte con cuccioli in pessime condizioni avevano bisogno di aiuto. Ho catturato  prima i cuccioli e li ho dati in adozione e poi le  mamme e anche loro sono state sterilizzate. Ho creato un piccolo riparo anche loro: ora stanno bene.
Successivamente, in via Brasile, ho notato tantissimi gatti, tutti in mezzo alla strada. E da allora  accudisco, assieme a una amica e a un signore, questi animali e  abbiamo provveduto per sterilizzarli”.
Le spese da fronteggiare, tra cibo e cure mediche, sono tantissime ma Elena e gli altri volontari non si arrendono: proseguono la loro battaglia quotidiana anche con la speranza che questa testimonianza possa essere utile per sensibilizzare sempre più le persone e gli organi di competenza.


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