Dura riflessione del sindaco Locci nel giorno in cui si ricorda Aldo Moro, che fu rapito esattamente 48 anni fa. Onorevole, “statista di grande levatura, già Presidente del Consiglio, Ministro e Segretario della Democrazia Cristiana, una figura chiave nella costruzione dell’Italia democratica del dopoguerra.
Aldo Moro rappresentava il dialogo, la mediazione politica e la ricerca del compromesso costruttivo tra forze diverse. Un uomo delle istituzioni che credeva profondamente nella democrazia e nel confronto pacifico delle idee.
La sua uccisione, avvenuta dopo 55 giorni di prigionia da parte dei terroristi delle Brigate Rosse, resta una ferita ancora aperta nella coscienza del nostro Paese. Non solo per la perdita di una personalità politica di primo piano, ma soprattutto perché rappresentò l’attacco più feroce ai valori democratici e al principio che in democrazia si vince e si perde con il voto, non con la violenza”.
Locci ricorda che “una certa parte politica ha poi negli anni cercato di riabilitare e glorificare gli autori di questo infame gesto, un comportamento sconcertante dal quale prendere le distanze fermamente.
Oggi, mentre commemoriamo Aldo Moro e con lui tutte le vittime del terrorismo, dobbiamo riflettere su come la violenza contro le idee politiche non sia scomparsa”.
L’odio alimentato attraverso i social con campagne diffamatorie e provocatorie può trasformarsi in violenza anche fisca e verbale, “la democrazia ha bisogno di confronto, anche aspro, ma sempre nel rispetto della persona e delle istituzioni. La memoria di Aldo Moro ci ricorda che la politica deve essere sempre e solo una questione di idee, mai di violenza”.