Berchidda, ultime giornate per il trentesimo festival Time in Jazz

Ferragosto a Berchidda tra le chiese campestri  con l’attore Giancarlo Biffi e la violinista Sonia Peana,  una conferenza sulle trenta edizioni del festival,  il pranzo tradizionale e la gara di poesia improvvisata  con Bruno Agus e Diego Porcu con l’accompagnamento  del coro a tenore “Santa Sarbana” di Silanus. In serata il quartetto del trombettista Erik Truffaz e la festa con gli statunitensi Huntertones.  Mercoledì sipario finale con Paolo Fresu e Philippe Garcia in concerto alla Laguna di San Teodoro.

Ultime, intense giornate per Time in Jazz: tra domani (martedì 15) e mercoledì (16 agosto), il festival ideato e diretto da Paolo Fresu nel suo paese natale, Berchidda (Ss), con tappe in altri quattordici centri del nord Sardegna, vive gli appuntamenti conclusivi della sua edizione numero trenta.

 
La mattina e il pomeriggio di ferragosto si trascorrono, come da tradizione, con una serie di eventi nella campagna appena fuori Berchidda. Si comincia alle 9 con “Gufo Rosmarino”, con l’attore e registaGiancarlo Biffi che, accompagnato dalla violinista Sonia Peana, guiderà grandi e bambini in un racconto itinerante intorno alla chiesetta di San Michele, dove sarà possibile anche arrivare con una breve passeggiata condotta dalla guida escursionistica Corrado Conca, con partenza da Berchidda (partecipazione libera e gratuita; in collaborazione con la casa editrice Segnavia).

Qui la mattinata prosegue alle 11 con la conferenza “Trent’anni di festival: Time in Jazz, una scommessa vinta?”: un’occasione per celebrare questo importante traguardo del festival e per riflettere sul ruolo dell’evento culturale sul territorio con il suo direttore artistico e fondatore, Paolo Fresu, con i sindaci di Berchidda che si sono susseguiti dal 1988 a oggi – Angelo Crasta, Orazio Porcu, Sebastiano Sannitu e l’attuale primo cittadino, Andrea Nieddu – e con il presidente dell’ANCI Sardegna Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas, uno dei paesi che fanno parte del circuito di Time in Jazz.

Spazio quindi alla musica briosa e coinvolgente degli Huntertones, la band statunitense a base di fiati, già protagonista delle parate per le vie e le piazze di Berchidda nelle serate precedenti, che più tardi salirà sul palco di Piazza del Popolo per guidare le danze alla festa di Ferragosto.
 
Trasferimento, quindi, alla vicina chiesetta di Santa Caterina per il consueto pranzo a base di piatti tipici della cucina locale; poi, nel tardo pomeriggio (ore 18), un altro “classico” del ferragosto a Time in Jazz: la gara di poesia improvvisata in lingua sarda che vede stavolta di scena i poeti Bruno Agus e Diego Porcu con l’accompagnamento del coro a tenore “Santa Sarbana” di Silanus.
 
Poeta orale di punta delle nuove leve, ormai avviato verso la consacrazione piena, Bruno Agus, di Gairo Sant’Elena, ha esordito nei primi anni Ottanta, avendo la fortuna di incontrare anche Peppe Sozu, nell’ultimo decennio di una luminosa carriera. Agus si è imposto subito all’attenzione degli appassionati di poesia orale per le doti naturali e la costante ricerca della crescita professionale: il suo stile si caratterizza per la freschezza della vena, la bontà delle argomentazioni e la correttezza della dimensione metrico-musicale. Agus è anche molto rispettoso del pubblico, dote basilare per chiunque salga sul palco di una gara di poesia orale.
 
Nato a Santulussurgiu nel 1985, Diego Porcu fa il pastore nelle campagne del suo paese. Appassionato di poesia orale, ha fatto il tirocinio con altri giovani improvvisatori mettendosi in luce per la sua bravura. L’esordio come professionista risale a due anni fa, quando sul palco di Burcei ha cantato in coppia con Giuseppe Porcu di Irgoli per la festa principale del paese rinomato per la coltivazione del ciliegio. Da allora la sua carriera è stata un susseguirsi di ottime prove.  
 
Formazione fra le più apprezzate del canto a tenore, Il coro Santa Sarbana di Silanus ha al suo attivo centinaia di esibizioni in Sardegna, Italia e diversi Paesi europei, e tre prodotti discografici (Funtanafrisca, Vidas e Bonasorte) che hanno riscosso un notevole successo di pubblico e di critica, mentre è al lavoro su un quarto album, in uscita entro la fine dell’anno. Accompagnano il solista Angelo Cossu i coristi Giovanni Cossu (mesaoghe), Giovanni Antonio Faedda (contra) e Gavino Mura (bassu).
 
Al rientro in paese, riflettori accesi alle 21.30 per l’ultima serata sul palco di Piazza del Popolo. A salirvi per primo il trombettista francese (ma è nato in Svizzera, nel 1960) Erik Truffaz, un musicista che nell’arco di tre decenni di attività ha sempre sostenuto il superamento delle gerarchie e degli steccati tra i generi. Lo testimonia anche “Doni Doni”, l’album pubblicato l’anno scorso dalla stessa formazione attesa a Berchidda, con Benoit Corboz al piano, Marcello Giuliani al basso e Arthur Hnatek alla batteria: un disco ai confini tra jazz e pop strumentale, in equilibrio tra originalità e accessibilità, impreziosito qua a là dalle voci della cantante maliana Rokia Traoré e dal rapper Oxmo Puccino. 
 
L’incontro con la musica per Erik Truffaz avviene in tenera età, sulle orme del padre sassofonista. Folgorato a sedici anni da “Kind of blue” di Miles Davis, dopo gli studi di musica classica, inizia negli anni Ottanta la sua carriera in ambito jazzistico. Nel 1987 suona a Montreux con il gruppo brasiliano Cruseiro do sul, e poi vola a New York, per affinare anche lì la sua esperienza. Nei primi anni Novanta gira in tournée tra Europa, Russia e Brasile. Nel 1993 arriva il prestigioso premio della giuria al concorso della Défense de la ville de Paris e nel 1996 firma un contratto con la storica Blue Note, con cui fino al 2008 ha realizzato ben dodici album.
Nel 2003 ha il privilegio di suonare con Harald Hearter Band, al fianco di Joe Lovano, Dewey Redman, Chris Potter e Michael Brecker. Ammiratore di Jon Hassell, nel 2004 ha suonato al suo fianco al festival di Montreal. Collabora anche con l’Orchestra di Lille e regolarmente con Pierre Henry, padre della musica elettroacustica. Il 2008 è stato un anno fertile, nel quale ha pubblicato tre album: “Benares”, registrato a Calcutta, “Parigi” in duo con Sly Johnson e “Messico”, risultato del ping pong sonoro con Murcof.
“Doni Doni”, il suo lavoro più recente, sintetizza ancora una volta i talenti del quartetto che l’hanno generato. A partire dal pianista Benoit Corboz, sperimentatore instancabile e ricco di immaginazione e maestro di improvvisazione, che per questa dote ha collaborato con molti musicisti e cantanti in diversi ed eterogenei ambiti musicali, tra cui Maria Bethania, Ray Anderson, Michel Corboz, Dee Dee Bridgewater, Alvin Slaugther, Françoise Hardy, Christopher, Sophie Hunger, The Young Gods, Rodolphe Burger. Al basso il talentuoso ed eclettico Marcello Giuliani, artista dalle innumerevoli collaborazioni, vero pilastro della ritmica di questo quartetto. Ad affiancarlo nell’intelaiatura ritmica il giovane talento dello svizzero Arthur Hnatek, batterista e compositore dalla carriera già sfavillante, con all’attivo numerosi riconoscimenti e partecipazioni ad alcuni dei più importanti festival internazionali; sideman ricercato, si esibisce regolarmente in trio con Tigran Hamasyan.
 
Nella seconda parte della serata, sgomberata la piazza dalle poltroncine e le transenne, e aperta al pubblico con ingresso gratuito, via alla consueta festa di Ferragosto che, come anticipato, quest’anno si affida agli Huntertones, ovvero Dan White al sax tenore, Chris Ott al trombone e beat box, Jon Lampley alla tromba e al susafono, Josh Hill alla chitarra elettrica, Adam Deascentis al basso e John Hubbell alla batteria. Fondata a Columbus, in Ohio, e attualmente di base nel quartiere di Brooklyn a New York, questa formazione, propone il suo caratteristico sound in un repertorio di brani originali e arrangiamenti che fondono jazz, funk, soul, hip-hop, R&B e rock. Nel novembre 2015 è uscito il primo Ep omonimo degli Huntertones, che lo stesso anno sono stati riconosciuti dalla National Public Radio (NPR – Radio Pubblica Nazionale) per la loro partecipazione al Tiny Desk Contest, per i nuovi talenti emergenti. Ulteriori progetti di registrazione, nella loro precedente formazione chiamata Dan White Sextet, comprendono New York Sessions (2012) Play (2013) e Your Song (2014),
Nel corso della loro carriera si sono esibiti in lungo e in largo tra America, Europa e Africa, suonando in alcuni prestigiosi festival Jazz negli Stati Uniti e a livello internazionale, tra cui si contano il Columbus Jazz Festival e il Rib Fest, il Rochester Jazz Festival e il Toronto Jazz Festival, avendo anche l’onore di calcare il palco della prestigiosa Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland, in Ohio. Individualmente, ciascuno dei sei musicisti conta collaborazioni con grandi nomi del pop, del jazz, del soul (tra cui Snarky Puppy, Jon Batiste and Stay Human, O.A.R., Andy Grammar, Allen Stone, Phillip Phillips, Ricky Martin, Umphrey’s McGee, Eric Krasno, Rashawn Ross, Jeff Coffin, Sean Jones, Felix Pastorius, Tony Monaco, Byron Stripling) e con band come la Glenn Miller Orchestra, la Jacob Fred Jazz Odyssey, la Columbus Jazz Orchestra e la Cleveland Jazz Orchestra, solo per citarne alcune.
 
 

  • Altri appuntamenti

Saranno visitabili ancora domani (martedì 15) le mostre del PAV – Progetto Arti Visive curato da Giannella Demuro e Antonello Fresu (al suo ventesimo anno di attività), allestite a Berchidda. Il Centro Laber, aperto dalle 16 alle 21, ospita le mostre di tre nomi illustri dell’arte contemporanea italiana: Franco Vaccari (a cura di Valerio Dehò), Paolo Gioli e Ugo Nespolo (a cura di Marco Senaldi), qui accomunati dall’utilizzo del mezzo espressivo della videoarte. I lavori in mostra spaziano dalle opere realizzate negli anni Sessanta fino a quelle più recenti. 

Da mezzogiorno alle 21, negli spazi di Sa Casara, l’elegante edificio d’epoca che diventa nuova sede di Time in Jazz, è invece aperta al pubblico la mostra retrospettiva (in collaborazione con Franco Cosimo Panini Editore) sulle trenta edizioni del festival, con fotografie, manifesti, dischi, oggetti e documenti vari.
 
Time in Jazz, che dedica come sempre uno spazio ai libri nel bookshop allestito a Berchidda in collaborazione con la libreria Koiné di Sassari, propone domani (martedì 15), alle 19.15 nella piazzetta di fronte al Centro Culturale “Pietro Casu”, la presentazione de “La strada che parla. Dispositivi per ripensare il futuro delle aree interne in una nuova dimensione urbana”, di Lidia Decandia e Leonardo Lutzoni (edizioni Franco Angeli). Il libro racconta un’esperienza di ricerca paesaggistica e urbanistica sul territorio realizzata nel paese di Calangianus, diventata un’occasione per riflettere sul ruolo che le aree scartate dai processi di modernizzazione possono svolgere nel ripensare l’idea stessa di città. Lidia Decandia è professoressa associata presso il Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica di Alghero (Università degli Studi di Sassari), dove insegna Progetto nel contesto sociale e Storia della città. Urbanista e dottore di ricerca in Tecnica urbanistica, Leonardo Lutzoni si occupa di pianificazione urbana e territoriale, e svolge attività di studio e ricerca presso il Laboratorio Matrica (DADU dell’Università di Sassari) sui temi dello sviluppo locale e del progetto di territorio.
 
Ultimi impegni in programma anche per Green Jazz, il progetto con cui il festival rinnova il suo impegno a favore dell’ambiente attraverso una serie di iniziative concrete e informative sui temi del risparmio energetico, dell’uso delle energie alternative, della differenziazione dei rifiuti, dell’abbattimento delle emissioni di CO2. Tra queste, il contest fotografico “Jazzscape”, dedicato a paesaggio e musica e nato grazie alla collaborazione con Escursì, portale dedicato al turismo outdoor: le due migliori foto scattate ai concerti di Time in Jazz saranno premiate con un’escursione all’Asinara per due persone. Fino al 17 agosto, sarà possibile inviare le foto ai canali social di Time in Jazz (facebook, twitter, instagram) con hashtag #EscursìinJazz e #Jazzscape. 
Il regolamento dettagliato è disponibile sul sito www.timeinjazz.it .
 
 

  • Mercoledì 16 agosto

Spenti gli echi di Ferragosto, il festival si avvia al suo epilogo, dopodomani – mercoledì 16 – a mezzogiorno, al Museo del Vino di Berchidda, con un altro momento immancabile: la presentazione (proposta in collaborazione con le “Cantine del jazz”) della bottiglia di vino da collezione che riproduce sull’etichetta l’immagine grafica del trentesimo Time in Jazz. 
 
A seguire, spazio alla musica dei Myrtus Rytmus, ovvero il gruppo formato, attraverso apposite borse di studio, da alcuni dei migliori allievi della passata edizione (la ventottesima) dei Seminari jazz di Nuoro, l’iniziativa didattica che si tiene ogni estate nel capoluogo barbaricino, e che rinnova così, ancora una volta, la sua collaborazione con il festival di Berchidda. I sei musicisti hanno realizzato insieme alcune composizioni originali, che porteranno in scena in questa occasione. La formazione vede Luca Ceribelli al sax tenore e soprano e all’elettronica, Marcello Abate alla chitarra, Francesco Pollon al pianoforte, Nazareno Caputo al vibrafono, Marco Doldi al basso elettrico e Francesco Brancato alla batteria. 
 
Nel pomeriggio, Time in Jazz si trasferisce alla Laguna di San Teodoro, per celebrare vicino al mare l’ultimo atto di questa sua Trentesima edizione.
 
Il primo appuntamento, precedere il concerto, è fissato per le 17.30, con “Di Mare e di Musica”, incontro – laboratorio con l’Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo, aperto a grandi e piccini per condividere percorsi di sostenibilità ambientale. L’iniziativa ruota intorno al suono: sono dunque previsti l’ascolto in cuffia di registrazioni di acustica sottomarina, un passeggiata nella sughereta con ascolto di suoni d’ambiente e la costruzione del “bastone della pioggia”. 
La partecipazione è gratuita, ma per motivi organizzativi occorre iscriversi chiamando il numero 320 38 74 963
 
Poi, dalle 19, spazio ancora una volta alla musica, con la ripresa di una memorabile performance musicale proposta otto anni fa sulle sponde del rio Silvani a Berchidda: protagonisti allora come in questa occasione, tra riflessi di suoni e d’acqua, la tromba e il flicorno di Paolo Fresu e le percussioni di Philippe Garcia. Un concerto che, ancora una volta, trarrà la sua linfa vitale dall’ambiente e dal calore del pubblico, con suggestioni che porteranno i due musicisti a creare musica liberamente, seguendo ciascuno le proprie inclinazioni e il proprio mondo sonoro per confluire in un dialogo reciproco, come solo i veri maestri dell’improvvisazione sanno fare. E potrebbe anche capitare che l’acqua stessa diventi strumento nelle mani (o nei piedi) dei due protagonisti. L’uno, Paolo Fresu, porterà a compimento con passione ed emozione le trenta edizioni di Time in Jazz, la sua “creatura” cresciuta in simbiosi con il proprio ideatore e direttore artistico, che raggiunge questo nuovo traguardo; l’altro, Philippe “Pipon” Garcia, sarà sempre intento a esplorare nuovi confini del pianeta musica, come già sperimentato con il suo trio (sul palco di Piazza del Popolo due sere prima), e in passato con la sua Cosmik Connection. Un evento conclusivo in pieno stile Time in Jazz, in armonia tra musica, natura e persone.
 
L’ingresso per questi ultimi appuntamenti è a pagamento soltanto per il primo concerto della serata di Ferragosto in piazza del Popolo a Berchidda (Erik Truffaz Quartet); gratuito, invece, per tutti gli altri concerti. I biglietti si possono acquistare online sul circuito Vivaticket e nei punti vendita autorizzati. A Berchidda biglietteria aperta all’info point dalle 10 alle 19.30; botteghino in piazza del Popolo dalle 20.


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