Caro carburanti e contratti “pirata”: l’allarme degli agenti di commercio nel sud Sardegna
Il caro carburanti e le condizioni contrattuali sempre più precarie stanno mettendo in seria difficoltà il settore degli agenti di commercio. A lanciare l’allarme è Giuliano Cadoni, Presidente della Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio per il Sud Sardegna (FNAARC),
che evidenzia criticità strutturali aggravate dagli aumenti recenti.
«Il nostro principale strumento di lavoro è l’auto – spiega – e quindi carburante e mobilità. Se il costo del carburante aumenta improvvisamente del 30-35%, è come se a qualsiasi lavoratore aumentassero di colpo i costi per poter svolgere la propria attività».
Un impatto diretto, dunque, ma non solo. «L’aumento del gasolio si riflette su tutta la filiera: salgono i prezzi dei prodotti, aumentano i listini delle aziende mandanti e, di conseguenza, si riduce il numero di clienti disposti ad acquistare. Questo crea una contrazione generale del mercato».
Secondo Cadoni, la questione però va oltre l’emergenza attuale. «Il problema non nasce oggi. Il settore sta subendo contraccolpi da anni, soprattutto per via dei contratti non adeguati proposti da molte aziende». Il riferimento è ai cosiddetti “contratti pirata”, ovvero accordi che non rispettano gli standard degli accordi economici collettivi.
«Parliamo di contratti senza tutele, senza garanzie pensionistiche, spesso con provvigioni molto basse e senza una base fissa. In queste condizioni è impossibile costruire una carriera. È per questo che i giovani si allontanano dal mestiere».
I numeri confermano la tendenza: meno del 19% degli agenti di commercio in Italia ha meno di 40 anni. «Non è un problema di mancanza di interesse da parte dei giovani – precisa Cadoni – ma di scarsa attrattività del settore. Se le aziende non offrono condizioni dignitose, i professionisti cercano altre strade».
Un altro punto centrale riguarda la distinzione tra figure professionali. «L’agente di commercio è un professionista a tutti gli effetti – sottolinea – un’impresa iscritta alla Camera di Commercio, con competenze, formazione e responsabilità precise. Diverso è il procacciatore d’affari, che spesso opera senza una reale qualificazione».
Una differenza che incide direttamente sulla qualità del mercato: «Se le aziende continuano a puntare su figure improvvisate, magari per risparmiare nel breve periodo, ottengono risultati scarsi. La vendita non è improvvisazione: è competenza, relazione, continuità».
Il rischio, secondo il presidente, è un effetto a catena: «Le aziende che continuano a proporre contratti inadeguati finiscono per lavorare con figure non professionali o poco preparate, con risultati scadenti. Ma questo si ritorce contro le stesse aziende: meno vendite, meno fidelizzazione, meno crescita».
La soluzione passa da un cambio di approccio. «Bisogna investire sulla qualità: contratti regolari, rispetto degli accordi collettivi e valorizzazione dei professionisti. Solo così si può costruire un mercato solido e duraturo».
Nel frattempo, la categoria si sta muovendo per far sentire la propria voce. «Il primo passo è sensibilizzare – conclude Cadoni –. Dobbiamo far capire che questa non è solo una crisi di settore, ma un problema che riguarda tutta l’economia, perché attraverso gli agenti di commercio passa una parte fondamentale delle vendite di prodotti e servizi».












