La sopravvivenza dei giovani grifoni dopo il primo involo è una delle fasi più critiche del loro intero ciclo vitale. Lo sanno i partner di LIFE Safe for Vultures, ossia Università di Sassari, Agenzia Forestas, Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, E-Distribuzione e Vulture Conservation Foundation. Lo sa il Parco naturale regionale di Porto Conte, che ha previsto una serie di azioni ad hoc all’interno del Progetto integrato di conservazione durevole della fascia costiera, per cui ha ottenuto i fondi del Fesr 2021-2027, su cui si svilupperà la collaborazione sancita con l’Università di Sassari anche dopo LIFE Safe for Vultures. E lo sa Claudio Nuvoli. Meccanico di professione, grande appassionato di mare, collaboratore di un diving con base a Tramariglio, la scorsa estate è diventato inaspettatamente famoso per aver salvato due giovani grifoni finiti nelle acque dell’Area Marina Protetta di Capo Caccia.
Il 2 agosto stava rientrando da una immersione quando ha notato un uccello nello spazio d’acqua tra la Torre del Bollo e lo scoglio di Sant’Elmo. Senza pensarci su due volte, ha invertito la rotta e l’ha tratto in salvo, affidandolo poi al Corpo Forestale che a sua volta l’ha consegnato al Centro per il recupero della fauna selvatica di Forestas, a Bonassai, dove l’animale è stato curato. L’eco di quel salvataggio è stato tale da indurre Carlo Fresu, operatore turistico della Sea Experience Sardinia, a chiedere il suo intervento, lo scorso 18 settembre, dopo aver recuperato dall’acqua all’interno della Baia delle Ninfe un altro giovane grifone in difficoltà.
Ieri i due grifoni sono stati liberati dal punto di vedetta di Monte Timidone, all’interno del compendio forestale “Prigionette” gestito da Forestas, che domina l’intera baia di Porto Conte e si affaccia anche sulle falesie di Capo Caccia, rifugio prediletto dei grifoni. Assieme ai partner di LIFE Safe for Vultures, ai vertici del Parco naturale regionale di Porto Conte e agli studenti della laurea magistrale internazionale in Wildlife management, conservation and control, c’era anche il loro salvatore. A lui l’onore di aprire una delle due gabbie con cui sono stati trasportati sin lì e di “battezzarli”: da oggi i due giovani, che nei giorni scorsi sono stati muniti di tutte le dotazioni necessarie per l’individuazione e il monitoraggio – dalla decolorazione delle penne alari alla sistemazione dello “zainetto” col gps sino all’inanellamento – si chiamano rispettivamente Bollo e Dentul, dai toponimi dei luoghi in cui sono stati recuperati.
«Abbiamo avuto modo di ringraziare personalmente Claudio e Carlo per questa importante testimonianza di amore verso la natura e i suoi abitanti», riferisce Giulio Plastina, neodirettore del Parco naturale regionale di Porto Conte e dell’Area marina protetta Capo Caccia-Isola Piana. «Siamo convinti che anche i cittadini attivi giochino un ruolo vincente nella tutela della nostra area protetta», prosegue. «Il territorio negli ultimi anni ha dimostrato, pur nella sua ristretta superficie, di concentrare ben tre specie di rapaci prioritari per la conservazione quali avvoltoio grifone, avvoltoio capovaccaio e falco pescatore – conclude – uno scrigno di biodiversità avifaunistica ulteriormente arricchito dalla presenza della seconda colonia a livello mediterraneo dell’uccello delle tempeste».













