Stroncato da una setticemia dopo l’intervento all’addome, risarcimento milionario per vedova e parenti a Cagliari: “9 anni di battaglia”

Un caso di malasanità con un’ordinanza che risarcisce, con quasi due milioni di euro, i familiari più stretti di Massimo Cenedese, morto nel 2015 ad appena 43 anni. In sala operatoria gli è stato perforato l’intestino, provocandogli un’infezione, purtroppo, letale. I legali della famiglia, Edoardo Vassallo e Gabriele Melis: “Soddisfatti per la sentenza, ma nessuna cifra riporterà in vita Massimo”. La moglie Ursula: “Finalmente ho ottenuto giustizia”


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Nove lunghi anni per ottenere giustizia, per avere un risarcimento che non riporterà in vita il proprio caro ma che, almeno, farà dormire sonni più tranquilli alla moglie, ai figli, ai genitori e ai fratelli di Massimo Cenedese, 43enne di Arborea, operaio in una azienda casearia, morto nel 2015 dopo cinque giorni di fortissimi dolori legati a un intervento chirurgico effettuato nella casa di cura della Madonna del Rimedio di Oristano. I soldi saranno versati dalla struttura e da parte dell’equipe medica coinvolta durante e dopo l’intervento. Un’operazione sulla carta semplice, un’asportazione di polipi dall’addome. Ma qualcosa va storto: dalle indagini è emerso che, col il bisturi, sia stato lesionato l’intestino del quarantatreenne, “mossa” che ha provocato un’infezione che ha portato a una setticemia fulminante. Il giudice Giorgio Latti, nei giorni scorsi, ha pronunciato la sentenza di primo grado, in tribunale a Cagliari con la quale ha riconosciuto la colpevolezza dei dottori Monica Perra e Angelino Gadeddu: dovranno pagare loro il risarcimento insieme alla casa di cura e sono state coinvolte anche le assicurazioni che hanno scelto dottori e clinica. Le indagini hanno portato a un processo penale e uno civile: Gadeddu, chirurgo, ha patteggiato, la Perra è stata condannata non ancora in via definitiva. Assolti gli altri medici. Dopo il no a un primo accordo economico la nomina di due periti da parte del giudice.
Cosa emerge? Che l’intervento non era assolutamente indispensabile e che, per scoprire le cause dei dolori atroci di Cenedese, sarebbe bastata una ecografia. Mai fatta. I risarcimenti sono stati approvati in sede civile. I genitori e i fratelli del morto sono stati rappresentati dagli avvocati Valerio Martis, Antonio Nicolini e Ezio Ullasci. Per la vedova e i due figli in campo i legali Edoardo Vassallo e Gabriele Melis: “Siamo soddisfatti per l’ordinanza di primo grado che riconosce e conferma determinate colpe e responsabilità, ma nessuna cifra riporterà in vita Massimo” La moglie è telegrafica: “Finalmente, dopo nove anni di battaglia, ho ottenuto giustizia”. Il risarcimento è stato suddiviso tra i vari parenti stretti, proprio a seconda del grado di parentela.


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