Strane panchine del nuovo Poetto:occhi sulla strada, non verso il mare

L’analisi di Piergiorgio Molinari sulla nuova passeggiata al Poetto: le nuove panchine, prismi di cemento bianco, sono rivolte verso la strada e non verso il nostro mare. Come se fosse meglio guardare autobus, cani, bambini e tamarri, e non la spiaggia

di Piergiorgio Molinari

Dopo ripetuti sopralluoghi, posso finalmente offrire una recensione ponderata del nuovo Poetto di Cagliari in versione serale. 
Ci sono voluti trent’anni e milioni di euro, fior di studi, nonché il coinvolgimento dei cittadini per raggiungere questo impressionante risultato. Diciamolo con franchezza: su un gioiellino naturale come il Poetto non era facile realizzare una passeggiata varia e interessante quanto una pista aeroportuale polacca, ingentilita da un’illuminazione dal calore autoptico, lungo la quale si ha la sensazione persistente di procedere dal nulla al nulla, in mezzo al nulla.

Ben presto non è neppure più un problema di estetica o di critica (il senso di vuoto cosmico prende il sopravvento) ma solo una metafora tragica della vita. Ad affiancare questo cammino di dolore esistenziale, a intervalli regolari, i nuovi chioschi: tutti uguali (così, per quanto si cammini, si ha la straniante sensazione horror di non avanzare mai) e caratterizzati da un’atmosfera di accogliente socialità tale che al confronto Edward Hopper si vergognerebbe di aver dipinto i suoi “Nighthawks” come degli allegri casinari. 
Ma lo spirito, l’humus razionale ed emotivo, lo Zeitgeist da cui scaturisce quest’opera ha le sue vere icone nelle panchine: non tanto il fatto che queste siano costituite da prismi di cemento bianco, né che i mezzi schienali siano distribuiti con parsimonia e incomprensibile sparpagliatezza. No. Il simbolo di tutto è che la seduta, quando c’è, è rivolta verso la strada. La strada, non la spiaggia, cioè il Poetto, cioè il luogo sul quale e per il quale è stata realizzata la passeggiata. Chi mai – avranno pensato i creatori del Nuovo Poetto – su un lungomare potrebbe avere voglia di guardare davvero il mare anziché l’interminabile teoria di auto, cani, bambini e tamarri? Perché in Sardegna, si sa, il mare è solo un incidente spiacevole e da evitare. Come il buon gusto.


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