Stop visite a pagamento, i medici sardi: “È un nostro diritto farle per tutelare tanti pazienti e guadagnare”

Sorpresa? Non più di tanto. Chi lavora negli ospedali boccia l’ordine dell’assessore Nieddu di fermare le visite in intramoenia. Maria Luisa Boi: “Per abbattere le liste d’attesa la Regione ha stanziato fondi, non è colpa nostra se non sono stati spesi”. Gianluca Pisano: “È anche un guadagno in meno, da me una prima visita ai reni costa 70 euro e si va anche a 140”

Una sorpresa? Non proprio. I medici degli ospedali della Sardegna bocciano e, bene andando, storcono il naso, di fronte alla decisione dell’assessore regionale Mario Nieddu di bloccare le visite a pagamento, solo in quei settori dove sia stato superato il limite, per favorire lo smaltimento delle liste d’attesa. I motivi? Più di uno, e legati tra loro, giurano gli stessi medici. C’è l’aspetto della cura del paziente, del guadagno extra ma, anche, una tirata d’orecchie alle aziende sanitarie che non avrebbero speso i fondi, elargiti dalla stessa Regione, per abbattere i tempi, mostruosi, di una visita. Maria Luisa Boi, coordinatrice regionale dei medici della Uil Fpl, lo dice chiaramente: “Non siamo d’accordo sul blocco della libera professione. La determina dell’assessore riguarda solo le specialità che hanno superato il limite, il problema è che però non si è attivato, mai, nelle aziende ospedaliere, un programma di abbattimento delle liste, si è solo iniziato in alcuni reparti. Poi c’è l’aspetto economico, anche se l’intramoenia non fa arrotondare moltissimo gli stipendi dei dottori, visto che una percentuale se la tiene l’azienda e ci sono anche le tasse. Si privano, poi, i cittadini, di scegliere il proprio medico di fiducia”, argomenta. “Non diciamo che sia totalmente sbagliata, ma lo diventa perchè si sta portando avanti un determinato messaggio. Ora, le aziende dovranno procedere a una verifica puntuale dei volumi di attività, intervenendo per fare in modo che si superi l’handicap delle attese troppo lunghe. Ma la Regione ha già stanziato i fondi dedicati, sono le aziende che non li utilizzano. E, sulle prestazioni aggiuntive, una viene pagata 60 euro lordi, in tempo di Covid l’hanno aumentata a ottanta: pochissimi ne hanno approfittato perchè pochissimi hanno potuto avere l’accesso ai fondi. La libera professione, in ultimo, non va bloccata”.
Concorde, pienamente, Gianluca Pisano. Medico nefrologo al Santissima Trinità di Cagliari e rappresentante aziendale Uil, stronca totalmente la direttiva di Nieddu: “Va a ledere la possibilità dei pazienti di poter scegliere dei servizi da un medico in particolare, perchè magari si fidano e hanno avuto dei pareri molto favorevoli verso quello specialista, e ci viene tolta la possibilità di poter guadagnare qualcosa di più senza nulla togliere al tempo dedicato alla nostra professione in ambito pubblico”, sostiene. “Non sono d’accordo con quanto stabilito dal nostro assessore”. Pisano, ovviamente, opera anche in intramoenia: “Mi occupo di pazienti affetti da malattie renale croniche e in generale, molto spesso mi trovo di fronte a pazienti che chiedono di essere visitati da me perchè sono preoccupati per la loro salute. I costi? C’è un’ampia gamma di prezzi: andiamo di 140 euro, compresa la parte che va all’Assl, a 70 euro per la prima visita. La scelta è piuttosto variegata, così come la possibilità del paziente di scegliere in base al prezzo una visita nefrologica prima da un collega piuttosto che da un altro”. Gli errori, per il medico, sono due: “Un paziente deve poter continuare a scegliere il medico che vuole, e così facendo si toglie allo stesso dottore un guadagno al di furi di quelle che sono le sue attività istituzionali”.


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