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Sardegna, il turismo strozzato e la possibilità di perdere tutto

di Redazione Cagliari Online
27 Giugno 2017
in campidano, sardegna

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 In questi giorni si parla molto di turismo spesso in termini euforici ed esaltanti ma in realtà non è così: il turismo in Sardegna – una delle poche possibilità di crescita e lavoro – è troppo limitato ed è basato pressoché esclusivamente sulle risorse naturali: coste, spiagge, mare, clima, che è tutto gratis e non richiede una grande capacità organizzativa e imprenditoriale. Il risultato è il periodo di lavoro limitato al quadrimestre estivo (nel 2014 esattamente 84%) e una utilizzazione degli impianti (posti letto) di poco più di un quinto (IU  21,8). Il raffronto con la situazione italiana è negativo: le analoghe percentuali sono 61,3 e 30,6. 

I numeri sono noiosi però possono dare indicazioni molto chiare: l’attività turistica della Sardegna rappresenta circa il 3% di quella complessiva in Italia, 2,85% per gli stranieri, dati che vanno raffrontati ad alcuni indicatori, e cioè l’indice economico che è il 2% circa, la popolazione 3%, la superficie l’8% ed il 18% delle coste. Purtroppo, per noi è preminente l’associazione turismo-estate-mare e non si fa quasi niente per modificarla pur avendo a disposizione un enorme patrimonio culturale e ambientale che non si è capaci di valorizzare. Il guaio è che non si riesce a migliorare l’attività neppure nel periodo di maggior affluenza. Pur con una gran parte delle coste italiane la quota di turisti è ridottissima: nei quattro mesi estivi si hanno il 4,1% delle presenze in Italia. In Agosto viene occupato circa il 70% dei posti, nei quattro mesi da Giugno a Settembre poco più della metà. Si può obiettare che una larga parte del turismo è sommerso o abusivo ma ciò avviene dappertutto.

I numeri confermano quanto già risaputo e cioè che l’attività turistica è modesta: il peggio è che se non si interviene seriamente oltre a non avere la possibilità di miglioramenti si rischia di perdere tutto. Neanche nell’attuale momento critico di molti paesi concorrenti si riesce a far arrivare più turisti a causa della situazione critica dei trasporti e ai problemi sindacali, indubbiamente giustificati ma molto dannosi per il turismo.

I trasporti sono un disastro. Nel settore aereo esiste un vero e proprio ricatto: non si capisce perché nell’aeroporto di Olbia le numerose compagnie aeree che vi operano non chiedono e non ricevono alcun contributo mentre a Cagliari e Alghero uno dei pochi operatori a basso prezzo (low cost) può annullare i collegamenti mettendo in crisi l’intera attività turistica. Il motivo ufficiale è la richiesta di eliminazione di una nuova imposta che però appare una scusa, sproporzionata al danno prodotto. Nel settore marittimo non va meglio, con l’accordo esistente gli utenti non hanno alcun diritto, è un monopolio dove il concessionario fa quello che vuole.

La vera differenza è che Olbia e la Gallura hanno un nome, un marchio, un brand, un’attrazione che gli altri non hanno. Peraltro non è che in Gallura le cose vadano tanto bene, a parte i collegamenti aerei: la concentrazione è ancora maggiore (nei quattro mesi 87%) ed è scarsa l’utilizzazione degli impianti (57,8 nei quattro mesi, in Agosto 72,8).

Per quanto riguarda i trasporti non si capisce come mai non si riesca a far passare, né in Italia né nella Comunità Europea, un principio elementare e cioè che la Sardegna è un’isola con gravi problemi di collegamento e che i sardi, come chi ci viene, devono avere il diritto di viaggiare con le stesse possibilità e costi di chi vive in Continente. Il sistema attuale vede privilegiare gli interessi dei vettori e non quello dei cittadini, si salvaguardia la concorrenza delle aziende e non ci si preoccupa dei diritti degli utenti. Cosa servono la CT 1 o 2 o la OSP (Continuità Territoriale e Oneri Servizio Pubblico) se non si assicura un diritto primario come quello di poter viaggiare a pari condizioni delle altre regioni? Il congegno è molto complicato e costoso per le finanze pubbliche ma serve a poco, non certo a rendere il servizio efficiente. Non si capisce perché in altre regioni d’Italia e in altre Isole del Mediterraneo riescano a risolvere i problemi. E’ evidente che l’altissimo costo dei viaggi pregiudica le nostre possibilità di crescita, nel turismo ma anche nell’economia in generale. 

Perché non adottare un sistema semplice e chiaro: la Regione deve dare, con i fondi dello Stato, senza esclusive o monopoli, un contributo ai vettori qualificati per ogni passeggero trasportato, per portare il costo del viaggio ad un livello pari alle altre zone? 

Comunque pure i collegamenti interni sono disastrosi.

Il fatto più grave è che non si riesca a valorizzare il nostro notevole patrimonio culturale e ambientale. Un’indagine specifica ha valutato che la richiesta degli italiani è orientata prevalentemente verso la vacanze estivo-balneare mentre quella degli stranieri guarda altri orizzonti ed è sensibile ad altre attrattive, soprattutto naturalistiche e ambientali e anche quelle culturali (storia, archeologica, musei, monumenti) e sportive (golf, escursionismo). Cosa si fa in proposito: la percentuale di stranieri è modesta, ancora minore di quella generale? La Sardegna ha molto da offrire bisogna prenderne coscienza e non solo a parole ma impegnandosi. Sono molti i temi su cui Enti e imprenditori dovrebbero fare di più. Ed è qui che non riusciamo a “quagliare”.

Attualmente sono all’esame del Consiglio Regionale alcune proposte di legge su questa materia: vi sono alcune proposte che inquadrano l’intero settore mentre altre si occupano di aspetti particolari, tra cui il golf. Benissimo, occorre stare attenti a non occuparsi prevalentemente della parte normativa – chiare definizioni sono però assolutamente necessarie – e trascurare l’aspetto fondamentale, cioè la promozione, l’informazione.  

Gianfranco Leccis

Tags: Sardegnaturismo
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