Sardegna, nella giunta di Solinas l’assessora ex renziana e nemica del leghista Pillon

La quota rosa. Anzi la quota “rossa” della giunta Solinas. La nomina di Gabriella Murgia, oristanese, neo assessora all’Agricoltura dell’esecutivo regionale ha sorpreso un po’ tutti. Nella sua bacheca facebook giudizi negativi sul ddl del senatore della Lega Pillon. In passato vicina al Pd di Renzi

La quota rosa. Anzi la quota “rossa” della giunta Solinas. La nomina di Gabriella Murgia, oristanese, neo assessora all’Agricoltura dell’esecutivo di Solinas ha sorpreso un po’ tutti. Un po’ perché per quella poltrona il coordinatore regionale Zoffili puntava su Daria Inzaina, ma soprattutto per la biografia politica della Murgia, fino al 2018 vicina al Pd di Matteo Renzi. Vicina all’ex presidente di La Base Efisio Arbau, attualmente legato al Psd’Az, la Murgia è stata presidentessa della commissione regionale per la realizzazione della parità tra uomini e donne.

Basta scorrere la pagina facebook della Murgia e si trovano alcune sorprese come la contestazione al ddl del senatore leghista Pillon e il sostegno alla manifestazione del 10 novembre quando tante donne in Italia scesero in piazza per chiedere il ritiro dalla discussione parlamentare del disegno di legge 735 a firma del senatore Pillon.

“I principi e i diritti cui il DdL pretende di dare attuazione”, si legge nel documento approvato dalla commissione Pari opportunità di Oristano di cui la Murgia fa parte e da lei postato su facebook, “come quello della bigenitorialità – si traducono invece in profili di incostituzionalità e in aperta violazione di numerose disposizioni della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, della Convenzione di Istanbul, della Convenzione Cedaw – evidenzia la Commissione -. Questa riforma sancisce una regressione dannosa del diritto di famiglia e si concretizza in un attacco ai diritti dei minori e di tutti coloro che si trovano in condizioni di fragilità per motivi economici o per violenze familiari, in particolare le donne. Per questo, qualsiasi riforma dovrebbe necessariamente perseguire una piena equità di genere, l’attuazione della convenzione di Istanbul, e l’ascolto delle parti più fragili della nostra società”.