S.Giovanni di Dio, scatto d’impazienza diventa razzismo: “Mi è successo il contrario e mi hanno messo da parte”

“Il caso di uno scatto di impazienza da parte di un parente di un paziente in sofferenza al San Giovanni di Dio, è diventato un caso di razzismo”

Il caso di uno scatto di “impazienza” da parte di un parente di un paziente in sofferenza al San Giovanni di Dio, è diventato un caso di ” razzismo”. Il peggio che ha certificarlo sia stato un medico che, invece di fare da “intermediario” e tenere per se lo sfogo, lo ha reso pubblico. Perchè ? A me è successo un episodio analogo, a mio danno, in un altro ospedale cittadino. Avevo subito due importanti interventi chirurgici al San Giovanni di Dio e per un controllo radiografico successivo che mi era stato prescritto, mi era stato fissato un appuntamento per le ore 16. Ero lì puntuale, unico paziente in attesa. Improvvisamente, si sono presentati ben otto giovanotti nigeriani e senegalesi, guidati da un accompagnatore italiano. Anche loro per essere sottoposti a visita di carattere radiologico. L’infermiere di turno, mi ha comunicato con fare cortese di attendere, in quanto gli ospiti avevano diritto di precedenza. Non mi è stato detto a che titolo, rispetto alla mia prenotazione effettuata attraverso il servizio sanitario.Alla mia giusta osservazione, mi è stato concesso di “infilarmi”, di “mettermi in mezzo”, quindi di sottopormi a visita, dopo avere visitato i primi quattro extracomunitari. Mi è stata chiesta, dopo, di non attendere per il referto, di tornare l’indomani mattina, in quanto dovevano essere fatti quelli dei giovani africani. Così ho fatto, questa è una storia vera, cara dottoressa Deidda e ai suoi adepti che gridano al “razzismo”. Nel mio caso, una sorta di discriminazione al contrario, imposta da autorità italiane, ma non l’ho gridato ai quattro venti,
senza rompere le scatole a nessuno, tanto meno ai suoi colleghi e alle organizzazioni di tutela che dovrebbero fare altro.
Marcello Roberto Marchi

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