Risse e malamovida, a Quartu arrivano più telecamere: “Le utilizzeremo anche contro gli incivili dei rifiuti”

Caos e paura soprattutto in centro, tra la rissa finita nel sangue di una settimana fa e i baby vandali che hanno distrutto fioriere. Il sindaco Milia: “Farò mettere più telecamere, ma la città non diventerà un Grande Fratello: una parte le utilizzeremo per combattere chi abbandona la spazzatura”

Sette sere fa due uomini litigano fuori da un bar all’angolo tra via Porcu e via Cavour e la rissa finisce nel sangue. Ieri notte, e anche lo scorso 22 agosto, un gruppo di baby teppisti distrugge, a calci e rovesciandole, le fioriere messe dai negozianti proprio nella via Porcu, pieno centro di Quartu Sant’Elena. I residenti e i negozianti si lamentano, “problema legato anche alla malamovida, dov’è la sicurezza?”, e il Comune è pronto ad accendere gli occhi elettronici delle telecamere in città. Un’ulteriore azione di prevenzione, ma guai a parlare di “allarme rosso”: “Se uno guarda le statistiche scopre che la nostra città non ha gli stessi problemi di altri centri della stessa grandezza. Ogni volta che chiedo più agenti mi viene detto che vengono destinati ad altre zone”, spiega, in premessa, il sindaco Graziano Milia: “Siamo comunque sempre in allerta, la serenità dei cittadini non dev’essere turbata. Ecco perchè farò installare più telecamere in città, saranno distribuite su tutto il territorio ma Quartu non diventerà un ‘grande fratello'”, precisa Milia. Che giudica come “un pugno allo stomaco” le immagini delle fioriere fatte a pezzi e del caos che si è creato per la rissa finita nel sangue.
“Partiremo con le telecamere tra non molto, ci serviranno anche e soprattutto per gli incivili che abbandonano i rifiuti. L’aspetto della sorveglianza della città sarà diviso da quello legato alla nettezza urbana”, prosegue il primo cittadino. Che ha anche una sua idea sull’escalation di violenza e teppismo: “Fenomeni che fanno parte di una certa cultura, stiamo uscendo da un periodo di sofferenza e di lockdown. E le scuole, poi, sono rimaste chiuse praticamente per un anno”.


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